Non sono solo canzonette

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Io non amo Bob Dylan. Non c’entrano i gusti: non conosco abbastanza le sue opere. Ok, sono ignorante. E allora? Con le cose che non so ci si riempie un’enciclopedia. D’altronde per chi non è così? Detto questo, tuttavia, mi stanno sulle gonadi quelli che “il Nobel a Dylan è sbagliato perché scrive canzoni, non fa letteratura”. Come Marco Alloni, in un articolo sul “Corriere del Ticino” di oggi.

Alloni, a differenza di me, adora Bob Dylan. Però, a differenza di me, considera “inopportuno e ingiusto” il Nobel al cantautore perché “annuncio del decadimento progressivo del principio di distinzione fra generi che, ben più che favorire le cosiddette forme ibride di letteratura, declassa i suoi generi maggiori – poesia e romanzo in primis – a forme espressive obsolete”. E aggiunge: “la vera letteratura tutto è tranne che un’arte monca”. In sostanza il concetto è questo: se è accompagnata da un “supporto spettacolare”, non è “vera letteratura”. Quindi non è “vera letteratura” neppure il teatro, perché è accompagnato dalla recitazione. Così Alloni cita anche Dario Fo: un altro Nobel non meritato.

Tutto sta a intendersi sulla definizione di “letteratura”: che cos’è? Consultiamo un vocabolario. Il Treccani (http://www.treccani.it/vocabolario/letteratura/), per esempio: “Oggi s’intende comunem. per letteratura l’insieme delle opere affidate alla scrittura, che si propongano fini estetici, o, pur non proponendoseli, li raggiungano comunque”. Insomma, è letteratura qualsiasi espressione della parola scritta, mica solo la poesia e il romanzo, come pretende Alloni. Chissenefrega se poi alla parola si associano la musica o la recitazione: quella è e rimane letteratura. Come tale, può raggiungere le vette più alte dell’espressione artistica. O magari anche no. Si può discutere se Dylan e Fo siano davvero autori eccelsi e meritevoli del Nobel o se altri lo meritassero di più, ma non si può negar loro il premio solo perché sono autori di canzoni e di testi teatrali e non di romanzi o poesie. Il Nobel è un premio letterario, non un concorso canoro come il Festival di Sanremo, e Dylan è stato premiato per i suoi testi, non per la sua musica o la sua voce.

Guardiamo al passato. Le poesie dei trovatori e dei trovieri erano scritte per essere accompagnate dalla musica, dunque non appartengono alla letteratura? Se il teatro non è letteratura, Shakespeare e Molière non avrebbero meritato un Nobel? Non c’è forse stata un’epoca in cui il romanzo non era letteratura, perché considerato un “genere popolare”?

Da sempre la parola è usata in modi infiniti. Canzone, saggio, romanzo, teatro o poesia non importa: è sempre letteratura. Poi, certo, può essere letteratura sublime o porcheriola commerciale. Può essere Calvino o Tamaro. Può essere Guccini o Ramazzotti. E la giudicheremo per il suo valore letterario. Ma non possiamo valutarla, elevarla o declassarla, solo in funzione di una distinzione di genere arbitraria e relativa.

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