Prima le persone

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Impazza la polemica sull’iniziativa Prima i nostri. A porne l’accento in territorio italiano ci ha pensato anche il programma televisivo le Iene. È notizia di pochi giorni fa di minacce sui cruscotti di auto ticinesi in alcuni centri commerciali lombardi. Sembra una guerra tra poveri, perché alla fine chi ci soffre sono i lavoratori di entrambi i paesi, autoctoni e frontalieri, i nostri e i loro.

Ci sono però storie che nessuno racconta, che deturperebbero il clima d’astio in cui il padronato e i movimenti populisti sguazzano felici facendo i loro porci comodi. Sono storie semplici, quotidiane abitudini insubriche che stanno al di sopra di ogni referendum politico. Come la storia di Lidia, che alle 5.30 prima di passare la dogana di Ponte Tresa si ferma al solito bar e prende le brioches da portare ai colleghi. Oppure c’è Fabio, che abita ad Uggiate e che stasera torna tardi, perché dopo il lavoro va con i colleghi a vedere l’hockey che ha scoperto insieme a loro. E non vogliamo parlare di Sonia, che aspetta alla macchinetta del caffè il suo collega Paolo, già stressato dalla coda in dogana, per accoglierlo con il caffè in mano e un sorriso e cambiargli la giornata.

Piccole storie dei nostri e dei loro, di amicizie, di rapporti, di amori che viaggiano sul filo della ramina e che nessuno, nessuno mai, potrà distruggere. Perché 40 ore a settimana fianco a fianco non sono solo lavoro di automi e, prima di essere i nostri o i loro, siamo tutti persone.

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