Quel treno da prendere. Intervista a Iacopo Melio

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Iacopo Melio, 24 anni, toscano, anzi… toscanaccio. Attraverso il suo profilo e la sua pagina Facebook condivide i suoi pensieri e le sue idee, martella sui temi della disabilità e dell’integrazione, delle barriere architettoniche e delle pari opportunità per le persone disabili. Ha fondato una onlus chiamata #vorreiprendereiltreno per dare corpo alle sue idee e portare avanti progetti concreti. Iacopo è un entusiasta, un vulcano, un rompiballe. Noi lo abbiamo voluto intervistare per capire meglio, per conoscerlo e ammirarcelo un po’ in esclusiva… perché uno come Iacopo lo si può solo ammirare.

Da dove e da quando nasce questo desiderio e questa forza di trasformare una difficoltà in opportunità per te e per gli altri?

È nato tutto per caso, da un mio articolo ironico scritto due anni fa sulle barriere architettoniche e diventato immediatamente virale sui social network. Si accese così una grande attenzione mediatica, e allora ho deciso così di non disperdere l’energia che si era creata fondando una onlus, #vorreiprendereiltreno, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione su certe problematiche.

Le barriere architettoniche sono un problema reale per tutti i disabili. Sta cambiando qualcosa? La sensibilizzazione è solo belle parole o qualcosa si muove?

Qualcosa sta cambiando. Certo, ci vuole molto tempo, anche perché le risorse economiche sono quel che sono… Ma sicuramente, a forza di sensibilizzare, nel giro di cinque o dieci anni, la quotidianità dei disabili sarà nettamente migliore rispetto ad oggi. Basta pensare al trasporto pubblico, che lentamente si sta adeguando con mezzi nuovi e accessibili (lentamente, ripeto, ma lo sta facendo).

Il rapporto con le nuove tecnologie. Il web ti ha aiutato a farti conoscere a un pubblico vastissimo. I social network sono il tuo megafono verso un mondo altrimenti irraggiungibile. Ti senti una web star o prigioniero della rete?

Non mi sento né l’uno né l’altro. Son solo un ragazzo che dice e scrive tutto ciò che pensa, ed ha avuto la fortuna di averlo detto in modo diretto, colpendo le persone e così riuscendo a farsi ascoltare. Per il momento questa fortuna continua, ma non è detto che sia per sempre… Non mi sento affatto una star. Così, allo stesso modo, non mi sento prigioniero della rete, anzi: internet è forse l’unica realtà dove chiunque, nel bene e nel male, può esprimersi, e dove le barriere non esistono.

E poi ci sono i rapporti umani, quelli veri, fatti di incontri e di sguardi. Son tutti bravi solo dietro ad una tastiera o qualcosa è cambiato nei rapportarsi con i disabili?

Qui si tratta di barriere culturali, molto più difficili da affrontare. Purtroppo dipende molto da caso a caso e dalla sensibilità di chi si ha di fronte. Io cerco costantemente di far capire che un disabile non è la sua carrozzina, che non è “una persona buona” a tutti i costi, né un’anima angelica… Il pietismo e la compassione sono atteggiamenti deleteri, in questo caso. Quando riusciamo a far approcciare le persone con spontaneità e naturalezza verso i disabili, allora sì, quello è sempre un grande risultato.

Un’ultima tua azione che ha suscitato dibattito intorno al tema della disabilità e delle barriere architettoniche è stata la tua lettera al premier Renzi, dimostrando quante cose si potrebbero fare per i disabili con i soldi che si vogliono stanziare per il ponte sullo stretto di Messina. Reazioni?   

La mia era una mera provocazione, al di là della scelta del ponte. Ho voluto far capire che volendo i soldi si possono sempre trovare, basterebbe tagliare dal superfluo e avere la buona volontà di attuare certe cose. Ho trovato tanta solidarietà e tantissimi consensi, ma anche molte critiche. Anche se, effettivamente, quella lettera era difficile da attaccare, essendo ovviamente iniziative lodevoli quelle che proponevo a vantaggio dei disabili.

Parliamo di educazione. In Canton Ticino si sta cercando di passare, non senza difficoltà, da un modello di esclusiva  educazione “speciale” per i portatori d’handicap ad una sempre maggior inclusione. In Italia l’inclusione la fa da padrone. Tu come la vedi?

Ho sempre odiato le etichette e gli scompartimenti. Dobbiamo far capire che siamo tutti uguali proprio perché siamo tutti diversi… L’inclusione e l’integrazione è fondamentale: alzare muri, dividere e settorializzare non serve assolutamente a nulla, se non a rimarcare delle diversità che molto spesso sono solo nella nostra testa.

De Andrè cantava “in direzione ostinata e contraria”. In che direzione va Iacopo Melio?

Verso quella della libertà e dell’uguaglianza. Starò sempre dalla parte di chi non ha voce, ma soprattutto di chi desidera fare della propria vita ciò che vuole, perché ne ha il pieno diritto.

Chi ti segue ti legge carico, motivato, ma ogni tanto non pensi che sia tutto inutile? Che non cambierà mai niente in questa società?

Assolutamente no. Anche un solo atteggiamento positivo, di una persona che “si converte”, che magari prima parcheggiava distrattamente nei posti per disabili e adesso, invece, fa attenzione ai gesti che compie, è un enorme traguardo. E di situazioni simili ve ne potrei raccontare ogni giorno, nate semplicemente grazie alle storie che condividiamo per sensibilizzare.

Chiudiamola alla Marzullo, fatti una domanda, di quelle che vorresti ti facessero, e dacci la tua risposta.

Cosa speri di fare da grande? Non smettere di sognare.

Grazie Iacopo per il tuo tempo e per la tua testimonianza. Speriamo davvero tu possa prendere presto il treno e venirci a trovare qui in Ticino.

Grazie mille a voi!

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