Righinetti, ma che diamine scrivi?

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Gianni Righinetti, sul Corriere del Ticino di ieri, si è lanciato contro Le Iene con un’enfasi seconda sola alla sua incapacità di scrivere e alla scarsa, scarsissima conoscenza della professione.

Iniziando, con la solita mentalità da paesello, dolendosi del fatto che la troupe di Italia1 non sia venuta in Svizzera per documentare l’alta qualità della vita e il bel paesaggio, cade in un errore piuttosto grave per chi fa il giornalista. Secondo lui, quelli delle Iene erano in Ticino con un intento ben chiaro: “Della serie «andiamo in Svizzera e mostriamo il peggio di questo popolo di razzisti che ora non vuole più i frontalieri»” Ahi! Il virgolettato, nel giornalismo e nella scrittura tout court, implica una citazione. Righinetti ha quindi scientemente messo in bocca ai giornalisti delle Iene un’opinione tutta sua (e di Marchesi), non ha riferito di loro affermazioni come il virgolettato pretenderebbe. Non molto professionale per un caporedattore, anche se basta vedere il pasticcio del suo amministratore delegato Marcello Foa della settimana scorsa per capire come interpretino liberamente il concetto di giornalismo a Muzzano.

Il capolavoro di Righinetti però è un altro. La figura di palta fatta da Bignasca e Quadri riesce a esser messa in secondo piano, sì, ma da cosa? Semplice, dal comportamento del giornalista delle Iene. Essendolo solo sulla carta, Righinetti evidentemente è all’oscuro del fatto che essere giornalisti, beh, vuol dire proprio questo: far domande, inchiodare, mettere all’angolo, documentarsi prima. Viene fatta una colpa al buon Pecoraro di essersi documentato sui frontalieri assunti da Attilio Bignasca prima di recarsi in via Monte Boglia quando invece, si fa per dire, un vero giornalista in Ticino sia prima del 9 febbraio sia prima del 25 settembre avrebbe dovuto scrivere ogni giorno dell’incoerenza leghista. Ma forse pretendiamo troppo.

E in tutto questo bailamme scatenato dalle Iene, secondo Righinetti chi ne è uscito con le ossa rotte? L’Attilio? Quadri? Macché: Giangio Gargantini. Eh? Eccome! Secondo il segugio di Muzzano il sindacalista di Unia ha fatto una figuraccia perché ha definito come uno “che ha la faccia come il culo” un imprenditore che assumeva frontalieri e sosteneva “Prima i nostri”. Insomma, avete capito, per Gianni Righinetti il succo della vicenda è questo: Gargantini ha disonorato il cantone e quei brutti italiani hanno trattato gli svizzeri da razzisti.

La fine dell’editoriale però, è piena di complimenti. A chi? Al governatore lombardo Roberto Maroni. E perché, di grazia? Semplice: “ha aggirato la iena con un abilissimo «bravo, bravo, hai ragione tu, grazie, grazie». Le iene, se le conosci le eviti.” Perché così funzionano le cose secondo Gianni Righinetti: i giornalisti che fanno domande vanno evitati, anzi, sono iene (c’è la minuscola, quindi o è l’ennesimo strafalcione o non parla delle Iene come programma televisivo, scelga lui), i politici che non rispondono alle domande, invece, vanno incensati.

Santi numi.

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