Sacchi, impara a fare il giornalista

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L’italiano Mattia Sacchi ha scritto un articolo a commento dello studio del World Economic Forum sulla migrazione, titolandolo “Quando vi dicono che gli svizzeri sono razzisti, fate vedere questo grafico… e mettete tutti a tacere una volta per tutte”. E niente, la cosa farebbe già ridere così. Il fatto è che di quello studio, il buon Mattia, ha capito poco o niente. Abbiamo cinque minuti liberi, e li usiamo per spiegarglielo.

Certo. L’unica mappa, sulle quattro dello studio (leggilo cliccando qui), riportata nell’articolo recita ciò che sappiamo tutti: la Svizzera ha un’alta percentuale di residenti stranieri. Il 29,6% recita lo studio del WEF. “Inutile stare a commentare le percentuali di alcuni paesi confinanti cui piace moralizzare sulla Confederazione, perché i paragoni sarebbero semplicemente impietosi”, dice simpaticamente della sua patria e del suo trascorso Sacchi, che fino a prova contraria fa parte di quel 29,6% da lui tanto vituperato. Ma vabeh, sorvoliamo e andiamo alla ciccia che si trova nelle mappe (chissà perché) non citate dal mattinonline. Precisamente nella seconda e nella quarta, le quali rispondono alla descrizione “Il Paese da cui arrivano più immigrati” e “Gli immigrati della nazione che si stanno più espandendo”, dal punto di vista culturale, religioso e di stile di vita. Il responso è uguale per entrambe: la Germania. Probabilmente seguendo l’esempio del nonno di Christoph Blocher, molti tedeschi vengono a vivere e lavorare in Svizzera. Di questi, più di qualcuno viene assunto dalla EMS Chemie, ditta del tribuno, assurta alle cronache nell’estate del 2014 quando, grazie al Blick, venne fuori che reclutava attivamente lavoratori dalla Germania su portali di annunci tedeschi. “Il Paese manca di manodopera qualificata”, si difese EMS Chemie, rispondendo con largo anticipo all’altissima analisi di Mattia Sacchi.

Come già detto, la Germania risulta al primo posto anche nella categoria di Paese che più si espande dal punto di vista culturale in Svizzera. Quindi altroché asilanti, minori eritrei da respingere a Chiasso, musulmani e altre storie. Altroché criminali dell’est o altre etichette che il leghista medio è bravissimo ad appiccicare a chiunque. I tedeschi, pensa te: quelli dei bratwurst che mangiamo il Primo di agosto in attesa dei fuochi sul lago.

Quella di spalar palta sul proprio Paese e provare a ricostruirsi una nuova verginità dietro stipendio è una scelta personale di Sacchi, e non mi sfiora neanche l’idea di commentarla. Soprattutto perché di un giornalista non deve interessare la nazionalità, ma il modo in cui svolge il proprio lavoro. Mattia Sacchi, davanti a uno studio di un’autorevole fondazione, peraltro con sede in Svizzera, avrebbe dovuto esporre tutte e quattro le mappe, cioè l’integralità dello studio stesso, non solo l’unica parte che portava acqua al suo mulino. Ci rendiamo conto che era difficile. Avrebbe dovuto dire ai suoi lettori che negli ultimi cinque anni in Europa gli indicatori non mostrano un’immigrazione di massa, affatto, e che in questo stesso periodo la percentuale degli stranieri in Svizzera sia salita del 3%, non del 653726586% come pensano (mappa 3). Anzi, i dati diffusi oggi dimostrano come l’immigrazione sia scesa del 6,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e che l’emigrazione sia aumentata del 4,7%. Avrebbe dovuto (mappa 2) spiegare che Eritrea, Nigeria, Siria, Afghanistan, Libia, Egitto, Iraq e tutti i vari Paesi da cui è partita l’ondata migratoria non figurano ai primi posti da nessuna parte, Turchia esclusa. Ma grazie, ci confina con la Siria. E quindi avrebbe dovuto, in quel caso (mappe 2 e 4), spiegare come sia una costante: ogni Paese assimila culturalmente i propri vicini di casa o chi arriva dalle ex colonie, come gli algerini in Francia o gli angolani in Portogallo. E sai che novità, è così dalla notte dei tempi.

Caro Sacchi, se proprio vuoi e perché ti pagano ti piace lavorare al Mattino e fare l’ombra di Quadri fai pure, chi ti contesta. Ma prima ancora che a noi, fallo a te un favore: non occuparti di cose più grandi di te. Perché sennò finisci col fare queste figure, mica per altro.

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