Sono stata contagiata

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La cosa è avvenuta piano piano, senza che io mi rendessi conto. Mi sentivo bene, tranquilla. Ma poi l’infezione si è estesa, i sintomi si sono manifestati. Non c’è dubbio che io sia stata contagiata.

Ma partiamo dall’inizio. Sabato scorso, in occasione della bancarella per la giornata mondiale di sensibilizzazione sulla malattia di Alzheimer, ero presente al mercato di Bellinzona con una bancarella. (Non abbiate timore, l’Alzheimer non è contagioso!)

Tutto è cominciato tranquillamente.

“Buongiorno, posso darle una penna? È la giornata … “

“No!” e poi in fuga.

Qualche tempo dopo: “Buongiorno, è la giornata mondiale dell’Alzheimer! Stiamo sensibilizzando sulla problematica, posso darle una penna?”

“Non ho di questi problemi!” e poi in fuga.

Ripensiamo alla strategia.

“Buongiorno, non voglio soldi, è gratuito! Posso darle una penna? È la giornata…”

“No!” oppure direttamente passavano dall’altra parte…

A onor del vero ci sono stati anche degli incontri, la possibilità di parlare di questa enorme problematica. Ma questo sarà il tema di un altro articolo.

Quello che mi ha colpita è stata la diffidenza, nei miei riguardi.

Ma come sono io al mercato? Quando uno sconosciuto si avvicina? DIFFIDENTE! Ma un tempo non ero così. Analizzando il mio cambiamento ho notato la mia ansia. I miei figli non li lascio andare in bus da soli, sono sempre troppo piccoli (il più piccolo ha 12 anni!). Non sai mai chi potrebbe incontrare… Io alla loro età andavo da sola da anni! Io stessa ho paura di prendere il treno da sola, se mi aggrediscono? Eppure un tempo andavo senza problemi. La patente l’ho presa tardi.

Sono diventata diffidente perfino nei confronti dei mendicanti davanti ai centri commerciali. Anche se obiettivamente non mi hanno mai fatto nulla. Adagio adagio il germe della diffidenza, dello straniero sconosciuto che è potenzialmente nemico e pericoloso, ha invaso anche me.

Sono la prima a diffidare di un “Buongiorno”. Quando sono arrivata nel mio paese attuale, circa 15 anni fa, era d’abitudine salutare chiunque si incontrasse e sorridergli. Quando si incrociavano le macchine, il cenno di saluto era automatico. Ad oggi si saluta solo chi si conosce e si “scantona” con gli altri.

Ho deciso che rivoglio la cultura del “buongiorno” a costo di sembrare una matta. E voglio insegnare ai miei figli il saluto ad oltranza. Una rivoluzione in gentilezza per costruire ponti ed estirpare il germe della diffidenza. Insidioso, silenzioso, ma che adagio adagio uccide la nostra umanità.

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