Sorella palla, compagno alluce

Pubblicità

Di

Compagno? Non in quel senso, birichini: il papa Francesco si basa sui Vangeli, non sul Barba di Treviri, noto sino a poco fa con il suo vero nome: Marx. Eppure quell’alluce è altrettanto rivoluzionario perché, come qualsiasi altra estremità o protuberanza (il naso per esempio),

fa parte di quel corpo celebrato ai Giochi Olimpici dai “pagani” greci, ma mortificato come impuro da Paolo di Tarso (“corriamo per il Regno dei Cieli”), e cancellato infine dal berbero algerino Agostino e dal germanico Ambrogio, di seguito santi, con un semplice SSM all’imperatore Teodosio – partito da Milano nel 393 d.C. Non era mai successo che la Chiesa si occupasse di sport con un convegno definito “Sport al servizio dell’umanità”. È accaduto a Roma il 5 ottobre: “lo sport sia inclusivo e i suoi benefici accessibili a tutti; lavorate affinché i bambini e i ragazzi che vivono ai margini della società possano accedere allo sport in condizioni dignitose, specialmente quelli che ne sono esclusi a causa della povertà“.

Oddio, anche in questo caso qualche germe socialista sembrerebbe allignare nel Pontefice, ma non diciamolo ad alta voce: sarebbe come tirare l’acqua al mulino di chi l’accusa d’essere un infiltrato comunista… Ma non è finita qui. Come l’illuminato buddista Rinpoche, Francesco è convinto che la palla sia “ineffabile”. Dice infatti: “non dimentichiamoci dell’entusiasmo  dei bambini che giocano con una palla sgonfia o fatta di stracci“. Il mondo tradizionale rovesciato: ai bimbi diamo un vestito, un tetto, una scuola, da mangiare, una palla da prendere a calci, e poi, va da sé, anche una copia del catechismo. Discorso chiuso? Por el nada de nada.

Francesco, come Gesù, se la prende con i mercanti. Del Tempio? No, dello sport: “la sfida consiste nel mantenere la genuinità dello sport, proteggerlo dalle manipolazioni e dallo sfruttamento commerciale. Sarebbe triste se il cinismo e il disincanto prendessero il sopravvento sull’entusiasmo e sulla partecipazione gioiosa e disinteressata“. Il Papa come De Coubertin, che dopo un primo periodo da “chauvin” francese, invidioso della cultura fisica patriottica-guerresca dei teutonici e degli inglesi, concepisce i Giochi Olimpici come una grande festa dell’Umanità dove la partecipazione diventa più importante della vittoria. Chi vince è un “primus inter pares”, secondo il visionario barone Pierre Fredy, eternamente citato in modo stupido più che falso; perché non si è mai opposto alle durissime selezioni per accedere ai Giochi. Allo stesso modo il Papa, tifoso del club argentino San Lorenzo de Almagro (fondato da un sacerdote), non dirà mai ai suoi calciatori preferiti di perdere, ma di vincere rispettando le regole e l’avversario.

Rispetto a San Paolo, ai primi Padri e Dottori della Chiesa, Francesco non oppone il Cristianesimo al recinto d’Olimpia (sacro ai agli dei) ma, con audacia, usa lo sport e la vitalità del corpo per avvicinare i giovani alla Chiesa: “il campo oltre ad essere un luogo di semina è luogo di allenamento: Gesù ci chiede di seguirlo nella sua squadra. Giovani, siate protagonisti: giocate in attacco, calciate la palla in avanti, costruite un mondo di fratelli, di giustizia, di amore, di pace e di solidarietà” (27 luglio 2013).

E pazienza se si deve arrivare a qualche compromesso con la mondanità. Per esempio facendo capo a qualche potente Tv privata e pubblica e a vari sponsor per produrre una partita con tanto di show annesso e connesso, a scopo benefico. E dare il calcio d’inizio, e palleggiare con Maradona? O addirittura accennare a un passo di tango guardando negli occhi la prosperosa Milly?

Questo no, per il momento almeno, ma per il resto… Diavolo d’un Francesco!

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!