“Brexit sta mettendo in ginocchio Londra”

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Londra, Mayfair e poi Soho, ed alla fine Chelsea. Passeggio ascoltando la gente, parlando con amici e colleghi, poi con i dipendenti dei negozi e di una banca. Sì, d’accordo, fa freddo e pioviggina, ma la gente trema per ben altri motivi. La Brexit sta mettendo in ginocchio l’economia della Capitale. Il Primo Ministro, la Signora Theresa May, non sa cosa fare. Per mesi la Bank of England ha sostenuto in modo surrettizio il mercato, ma non ce la fa più. La prospettiva dell’introduzione di dazi alle frontiere mette l’intera economia alle strette. Non c’è più industria, qui, era più economico comprare dai Paesi poveri della UE, che di colpo diventano carissimi. L’immigrazione dall’Europa è già scesa del 2,1% – la nostra gente, specie i polacchi e gli spagnoli, se ne torna a casa, qui si sta male, tutti offrono riduzioni dei salari. L’immigrazione necessaria per tenere in moto la macchina del commercio e dei servizi al welfare viene ora dalla Siria (+ 16,9%), dalla Turchia (+4%), dal Nordafrica (+ 29,1%). I fautori della Brexit hanno così, in soli sei mesi, ottenuto l’opposto di quanto dichiaravano di volere. Le banche, le assicurazioni, i fondi di investimento, lentamente spostano i loro uffici centrali a Francoforte. Una donna, direttrice della Deutsche Bank Londra, piange in un caffé, parlando col marito. Come sapete parlo tedesco, e loro credono che nessuno li capisca, non sanno di me, Così si vuotano l’anima del dolore. Hanno due figli piccoli, 9 e 7 anni, devono toglierli da scuola – lei deve essere a Francoforte entro il 15 dicembre. Lui si è licenziato, l’alternativa era di restare in Inghilterra da solo, senza la famiglia, e in Assia non riesce a trovare nulla con le sue qualifiche. Stavano pagando il mutuo per la casa poco fuori Londra, perderanno tutto. Non solo la sterlina, ma anche il mercato immobiliare sta crollando. Scrivo queste cose non solo per far capire a grillini, leghisti, nazisti ed ingenui vari che uscire dall’Unione Europea sia un suicidio, ma per far capire a coloro che, come me, hanno creduto nellla visione di Giuseppe Mazzini e nel sogno di Altiero Spinelli e del Manifesto di Ventotene, che basterebbe poco, ma davvero così poco, per trasformare questa accozzaglia di egoismi beceri e coglioni in una federazione di popoli capace di restituire al mondo intero una direzione, una speranza, una certezza.

Paolo Fusi

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