Dai Norman, ci stai prendendo per il sedere, vero?

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La montagna di “Prima i nostri” non sta partorendo nemmeno uno straccio di topolino. Gioca col settore pubblico per evitare di andare a sfiorare quello privato: quello dove ci sono davvero i problemi. Ci fanno così credere che si risolveranno i problemi del lavoro, anche se il settore pubblico è l’unico che già le applica le regole che fingono di volere.

A dare manforte all’Armata Brancaleone c’è Norman, che ha partorito pure lui, supponiamo con gran dolore, sempre misure che riguardano il settore pubblico: i contratti di prestazione in questo caso. E ci mette sul tavolo delle misure che neanche il Bianconiglio ubriaco nel paese delle meraviglie oserebbe applicare.

Dunque, che dice Norman?

I contratti di prestazioni dovranno essere conclusi (con lo Stato) solo se le aziende o associazioni parastatali hanno una percentuale di frontalieri “calcolata sulla realtà del mercato del lavoro indigeno delle singole professioni…”. Ma andiamo nel dettaglio. Vi prego, leggete tutto e provate a capirci qualcosa, poi cerchiamo di spiegarla semplice:

“… indicante la quota del personale residente in forza ad aziende di trasporto pubblico e aziende socio-sanitarie. Eccezioni devono essere approvate dal Consiglio di Stato. Fluttuazioni al di sotto della percentuale di residenti stabilita devono essere notificate al Consiglio di stato e sono da considerarsi eccezionali e temporanee.” Con un’eccezione: “Sulla base di un’analisi del mercato del lavoro per le singole professioni, il Consiglio di Stato definisce una tempistica entro la quale la percentuale di residenti stabilita dovrà essere raggiunta e indicherà un piano nel quale saranno indicate delle percentuali intermedie e la relativa tempistica, il tutto nel rispetto del naturale ricambio del personale assunto in sostituzione di personale che abbandona l’azienda (potenziamento, sostituzione, pensionamento e dimissioni). In caso di inottemperanza il Consiglio di Stato può disporre dei provvedimenti che possono contemplare anche la riduzione del montante concordato.”

Non solo è una cosa burocraticamente delirante, ma non ci si capisce una cippa. Ecco allora un esempio:

Un istituto parastatale ha 10 dipendenti. La nuova norma calcola che nel suo settore dovrebbe avere 7 domiciliati e 3 frontalieri. Ma l’istituto di frontalieri ne ha 4. Che si fa? Deroga, puoi tenere il quarto collaboratore fino a quando non sopraggiungono la morte o un infortunio o una sua spontanea partenza o, per finire, l’arrivo della pensione. A quel punto puoi assumere il domiciliato. Sì, e se non ci fosse una persona adatta? Altra norma transitoria: Norman ti da la possibilità di assumere ancora un frontaliere fino a quando non troverai il domiciliato di cui hai bisogno. Risolto il problema? Assolutamente no!

Prima i nostri? No. Un delirio di regole e controregole che non sfiorano il settore privato ma vanno a ravanare solo nel pubblico e nel parapubblico, che sono i settori in assoluto dove c’è la percentuale più esigua di frontalieri. Anzi, se il settore privato in Ticino avesse la stessa percentuale di frontalieri di quello pubblico, la crisi praticamente non esisterebbe.

Intanto i Siccardi, i Bignasca e i Pinoja potranno allegramente continuare ad assumere frontalieri senza nessun obbligo da parte dello stato, alla faccia dei “nostri”.

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