Dark Side of the Gas – L’altra faccia del lato oscuro: le donne serial killer

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L’immaginario collettivo riguardo i serial killer è popolato in misura quasi esclusiva da uomini: fra cannibali, stupratori, pedofili, esaltati religiosi, sembra che la tenebra della mente umana sia prettamente di sesso maschile. Eppure, accanto agli uomini mostruosi di cui abbiamo già parlato, esiste un’ampia area di donne che si sono macchiate di crimini efferati e che possono essere considerate serial killer a tutti gli effetti in quanto hanno ucciso 2 o più persone nell’arco di un determinato periodo, intervallando gli omicidi a periodi di pausa in cui conducono una vita assolutamente normale (il che esclude dalla categoria, ad esempio, criminali incalliti o killer prezzolati): nel caso delle donne killer, tuttavia, manca in genere il movente della pulsione sessuale, ed è al contrario più frequente che esse uccidano per profitto o a causa di disturbi psicologici come ad esempio il complesso di Medea, ovvero l’impulso ad uccidere i propri figli per rivalsa verso il coniuge o in preda ad un delirio di potere per cui si pensa di toglier la vita allo stesso modo in cui lo si è dato, o per semplice sadismo, come nel caso dei tanti Angeli della Morte, infermiere che uccidono i propri pazienti per il gusto di vederli morire. Vediamo di seguito alcune delle assassine seriali più famose della storia:
Partiamo da epoche più antiche, e scopriamo uno dei personaggi più conosciuti dell’immaginario gotico: Erzsébet Báthory, ungherese, conosciuta anche come la Contessa Sanguinaria, che secondo le fonti pervenute, che spesso però sfumano nella leggenda, avrebbe torturato e ucciso più di 600 giovani fra contadine e servitù, spinta da un irrefrenabile sadismo, anche sessuale, e dall’assurda idea di poter mantenersi giovane facendo dei bagni nel sangue delle giovani. Una volta scoperta, forse in seguito ad una congiura di potere, fu condannata ad essere murata viva nel suo castello, dove si lasciò morire di fame.

Belle Gunness, norvegese emigrata negli USA, incarna invece il prototipo dell’assassina fredda e cinica, affidandosi peraltro al metodo statisticamente preferito dalle donne omicide, ovvero il veleno: fra la fine dell’800 e i primi del ‘900, questa donna commise fra i 40 e i 60 omicidi, per la maggior parte dei pretendenti adescati con un annuncio su un giornale e ai quali chiedeva di depositare una somma di denaro a suo favore per guadagnarsi la sua fiducia, gesto che in genere veniva ripagato con un avvelenamento per stricnina o un massacro a colpi d’ascia nel sonno. Ritenuta vittima di un incendio della propria abitazione, probabilmente doloso, il suo corpo non fu mai identificato con certezza.

Singolare modello di serial killer è la russa Madame Popova, che prima di essere giustiziata per fucilazione nel 1909, uccise con veleno, coltelli o per strangolamento circa 300 uomini violenti, che le venivano “segnalati” dalle vittime, in una sorte di delirio di giustizia: ironia della sorte, fu proprio una delle sue “clienti” a tradirla in preda al rimorso.

A volte, a provocare l’impulso di uccidere sono gravi disturbi mentali, come nel caso di Leonarda Cianciulli, di cui abbiamo già parlato: nota come “la Saponificatrice di Correggio”, la Cianciulli negli anni 40 massacrò a colpi d’ascia alcune donne, convinta di dover pagare per la salvezza dei propri figli offrendo delle altre anime in sacrificio. I corpi venivano poi sciolti in un calderone e trasformati in saponi e candele.

Amelia Dyer, in epoca vittoriana, fu autrice di circa 200 omicidi di bambini anche in tenera età, soprattutto figli illegittimi che si offriva di tenere con sè ma che poi lasciava morire di stenti e malattie, o in alcuni casi strangolava: la donna rivaleggia con Jack lo Squartatore per il titolo di assassino più efferrato del Regno Unito.

Chiudiamo con un personaggio che ha riempito le cronache americane in tempi recenti: Aileen Wuornos, prostituta e vagabonda con un passato agghiacciante che la vede orfana del padre schifofrenico, suicida in carcere, e violentata a 14 anni da un amico del nonno, consenziente, che la sbatterà poi fuori di casa alla morte della madre. Divenuta vagabonda e dedicatasi alla prostituzione, la Wuornos negli anni Settanta uccise a colpi di pistola 5 uomini, depredandoli di tutti i loro beni: riconosciuta capace di intendere e di volere, fu giustiziata con un’iniezione letale nel 2001; la sua vita ha ispirato il film Monster, che valse a Charlize Teron l’Oscar per l’interpretazione della serial killer.

 

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