Fraschina, l’Adula non è tua

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Stefano Fraschina, capo del movimento “No Parc Adula” deve essere un po’ nervosino. Infatti fa capolino continuamente dai media come un cuculo dall’orologio. Tra le sue rimostranze, leggiamo un certo disagio. Ma ricordiamo un attimo che Stefano Fraschina, leghista dopo aver imperversato per 8 anni in CC a Lugano e 4 anni in Gran Consiglio, ha abbandonato tutto per dettar legge in Valle di Blenio. Con l’amico Devittori, nemmeno domiciliato in valle, distribuisce perle di saggezza come castagne.

E stigmatizza il clima (creato soprattutto da lui e dai suoi amici) intorno al tema del parco naturale. Molto più semplicemente, le motivazioni dei contrari sembrano sempre più pretestuose e legate a interessi particolari, piuttosto che rivolti alle opportunità che la valle trarrebbe del nuovo parco. Quelli che Fraschina accusa di attacchi sono invece, con ogni probabilità, esasperati da un atteggiamento nichilista, poco produttivo e retrogrado. Fraschina lamenta:

“Durante il dibattito (recentemente a Olivone, NdR) sono stato attaccato, additando (attribuendo? NdR) a noi contrari la mancanza di progetti alternativi. In parte li ho esposti, ma si è preferito proseguire in un arrogante e puerile sequenza di attacchi verbali degni di chi sa di essere in difficoltà. Questa è la disinformazione di Parc Adula, un progetto a scatola chiusa, vincolante e privo di qualsiasi certezza”.

Idea Parc Adula, pagina a favore del parco, risponde all’arroganza di Fraschina:

“Dopo mesi passati ad agitare PAURE per pericoli che non esistono, a censurare le opinioni discordanti dalle loro, a vandalizzare la proprietà privata altrui, ad offendere l’integrità delle persone con pure invenzioni, ad accusare di disonestà le persone che sono state incaricate dai Comuni di redigere una proposta di parco nazionale, a mettere in dubbio la buona fede di autorità comunali, regionali, cantonali e federali … Stefano Fraschina denuncia “il clima” che i “contrari” hanno loro stessi creato. CHE TOLLA!”

Fraschina, che teme una perdita di autonomia e libertà, porta avanti la classica mentalità ottusa e leghista. Parlare di scatola chiusa quando sono stati informati anche i sassi del Pizzo Sosto e quando se ne parla da anni è un po’ disonesto. Anzi, molto disonesto. Fraschina vorrebbe il parco, ma vorrebbe, probabilmente, anche poter andare a caccia, pesca e riattarsi il rustico magari aggiungendoci un paio di piani. Scherzi a parte è inspiegabile capire soprattutto come una persona di una quarantina d’anni, e che ha visto spopolarsi le nostre valli giorno dopo giorno, lotti contro l’unica possibilità seria che potrebbe creare due vere opportunità: la conservazione di un ambiente meraviglioso e insostituibile e al contempo la creazione di posti di lavoro in valle e dell’indotto che porterebbe un turismo, comunque rispettoso. Una delle pochissime possibilità che una valle dovrebbe prendere al volo per vedere rifiorire almeno parte di quella vita che i nostri genitori ancora ricordano.

Ma no, si preferisce far finta di non capire, o forse si capisce benissimo, perché questo parco, anche per avere delle sovvenzioni federali, deve avere dei requisiti, non roba assurda, anzi, vincoli di cui si è parlato in lungo e in largo ma che ai leghisti di turno, quelli del “la terra è mia e ci faccio quello che voglio e quando voglio” sta stretta. Troppo stretta.

Come gli sta stretta qualunque regola, che va bene per la collettività ma stranamente per loro no. Io ho visto l’agonia delle valli, come tutti i ticinesi, e fa male. Domani non sappiamo che succederà, ma oggi la valle di Blenio ha un’opportunità che è negata ad altre bellissime valli. Io spero ardentemente che mandi a quel paese i Fraschina di turno e abbia il coraggio di cambiare, per tornare, magari, a essere la valle del sole non solo per il clima, ma anche per il sorriso delle sue genti.

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