Il popolo e i gattopardi

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Il popolo? Se ascoltiamo il popolo, Hillary Clinton ha vinto. Estrapoliamo dai due candidati ora, e restiamo sulla logica. Chiamiamoli H e T, così li spersonalizziamo.

Dunque: H ha vinto il voto popolare con 1 milione e mezzo di elettori di vantaggio. Però una legge elettorale, creata soprattutto da parte repubblicana, ha creato un sistema di elezione che è, agli effetti, antidemocratico: quello dei grandi elettori. Ecco allora che, nonostante una maggioranza popolare, H perde e vince T, che ha più grandi elettori.

Se pensate che 1 milione e mezzo di voti siano pochi è vero. È anche vero che la stessa cosa successe anni fa, tra Bush e Gore. Al Gore vinse il voto popolare e come al solito il repubblicano Bush vinse ai grandi elettori. Peccato che lo lo scarto fu di soli 20’000 voti in Florida. Feudo del fratello di George, Jeb. Quei 20’000 voti, sancirono il passaggio di 29 grandi elettori a Bush, dando così la vittoria con uno scarto ridicolo ai repubblicani. I democratici masticarono amaro ma si ritirarono con ordine.

Come molti analisti hanno fatto notare, gli USA non sono proprio un esempio di democrazia. Le difficoltà per accedere al voto sono molte, soprattutto per le fasce più deboli ed emarginate. L’elettore deve iscriversi alle liste elettorali e spesso fare lunghe code per poter votare. C’è da dire che negli stati a maggioranza repubblicana queste difficoltà vengono accentuate per scoraggiare gli elettori meno abbienti.

Forse lo sapete, ma ripetere come funziona il sistema non guasta. Negli USA il Presidente non viene eletto dai cittadini ma da 538 grandi elettori riuniti a Washington. Il loro numero, su base statale, è pari alla somma dei deputati e dei senatori di ogni Stato. I cittadini esprimono la propria preferenza per un candidato, ma in realtà non viene eletta la persona singola bensì il gruppo di grandi elettori ad essa associato. Per i voti popolari (voti dei cittadini) non viene fatto un conteggio generale, ma singolo, Stato per Stato, con un sistema maggioritario secco chiamato ‘”winner takes all”. Il candidato che ha più voti, anche solo uno in più rispetto agli altri contendenti, prende tutti i grandi elettori di quello Stato.

 Ora, la cosa curiosa è, come dicevamo, che è stato proprio il popolo a sancire l’ipotetica vittoria di H, mentre è stato l’establishment e il sistema creato in decenni soprattutto dalla élite repubblicana a premiare il candidato T, che in realtà si è fatto eleggere come difensore del popolo contro l’establishment.

Forse T è una grande presa per il sedere, forse no. C’è da dire che le premesse ci sono tutte. Il dubbio è latente, e mi permetto di parafrasare Tomasi di Lampedusa che, nel suo “Gattopardo”, fa dire al nipote del principe di Salina, Tancredi Falconeri, una famosa frase. L’élite siciliana si accorge che deve sposare la presunta rivoluzione risorgimentale se vuole mantenere i suoi privilegi, ed è Tancredi a dare voce a una delle locuzioni più trincianti e pertinenti sul potere:

“Se vogliamo che tutto rimanga come’è, bisogna che tutto cambi”.

Più chiaro di così.

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