La legione degli imbecilli

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Forse una cosa è vera. Gli imbecilli ci sono, e hanno votato Trump. Però è anche vero che quegli imbecilli sono gli stessi che hanno ghigliottinato Re Luigi XVI e quelli che manifestavano contro la Thatcher dalle miniere del Galles. Quegli imbecilli sono il popolo, ma non nel termine spregiativo che gli diamo di solito.

Ricordiamolo, il popolo. E per quanto sia imbecille, ha il diritto, purtroppo, di essere disinformato, spaventato e sfiduciato. È vero che più uno è spaventato e più vuole essere rassicurato. Questo è il limite oggettivo di noi sinistri, capaci sì di onestà, però anche quando non gli è richiesta. Le Cassandre, anche se hanno ragione, non sono amate da nessuno. Ecco perché al popolo non frega nulla se Trump è misogino, razzista o disastrosamente antiambientalista. Questi sono i lussi di chi sta bene. La middle class americana ridotta praticamente alla fame è impaurita. E la paura è sempre, e purtroppo, soggettiva. Non è importante se esiste davvero, il popolo la percepisce quella paura nera dell’incertezza, di un mondo che conosceva e che sta scomparendo.

Per questo le reazioni sono scomposte e immorali. Che ci frega del negro, anzi, lui è la minaccia, e allora metto la barricata a Gorino, per difendere le mie quattro barche piene di gusci di vongola. Questo conosco e questo proteggo, questo piccolo mondo antico. Avere un nemico, uno che è un gradino sotto di me, io che sono disgraziato e senza lavoro o con un lavoro mal pagato, mi fa sentire meglio.

Questo è il popolo. Imbecille, sporco brutto e cattivo, ma merita che noi ci chiniamo a capire, che non vuol dire assecondare, ma perdere tempo per entrare nelle sue corde, per capire davvero i suoi problemi, senza andare avanti come trattori fiammanti appena usciti dalle fabbriche Titan di Volgograd.

Questo deve capire la sinistra oggi. Non basta parlare di lavoro e di difesa dei ceti medio bassi. Bisogna parlare alla loro pancia, aprire anche il proprio cuore senza dare l’impressione di mentire o di dare lezioni. Perché su tutto una cosa è vera. Trump è davvero così come appare, è genuino, non mente. O perlomeno non mente più di quelli che fanno la bella faccia e mentono di nascosto. Abbiamo vissuto per decenni di convenzioni politiche di regole come nel codice della cavalleria. Siamo dei killer in armatura e con un codice d’onore. Un codice che però vale solo per i cavalieri e snobba la plebe. Un’aristocrazia che si è ammazzata in politica con bordate dignitose, giocando sporco sotto i mantelli. Trump e quelli come lui se ne fregano del politically correct, della coerenza e dell’onestà. Questo li rende reali.

Dobbiamo diventare disonesti? No, dobbiamo aprire la mente e i cuori al popolo, per fare tornare quel periodo in cui la sinistra era l’unica a saper farsi ascoltare dagli imbecilli. Dobbiamo essere capaci di un atto di amore estremo, togliere l’armatura scintillante di Lancillotto, scendere da cavallo e mettere i piedi nel fango.

Nel fango insieme alla legione degli imbecilli.

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