La reliquia

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(Premessa: di questa storia vera vengono tralasciati particolari che possono ricondurre al riconoscimento dei luoghi e del fatto per rispetto delle persone coinvolte e per non urtare la sensibilità dei fedeli)

Anni fa mia zia, sarta, appassionata di paramenti sacri e donna tutto fare, fu contattata dal sacrestano di una chiesa di un paese per verificare lo stato di conservazione dei paramenti della reliquia di un Santo. La reliquia giaceva in un sarcofago e veniva esposta solo in occasioni particolari e, siccome quell’anno ricorreva un anniversario, saggiamente, il sacrestano desiderava controllarne lo stato di conservazione prima di mostrarla al pubblico e portarla in processione.

Penserete voi: trattavasi di un frammento di un suo vestito? Trattavasi di un cumulo di ossa? Trattavasi di un oggetto appartenuto al Santo? Trattavasi di un’ampolla con il sangue? No no, pensate molto più in grande, mei cari amici. Molto più in grande. Trattavasi di uno scheletro completo di denti e capelli e vestito di tutto punto, quasi una mummia.

Lo so perché mia zia mi volle con sé, quella notte in cui, a un orario prestabilito, ci si trovò in quattro in chiesa: il sacrestano, mia zia, lo scheletro ed io. Una notte – già – perché nessuno doveva vedere alcunché. Insomma, non è conveniente spogliare uno scheletro pubblicamente, a maggior ragione se si tratta di un Santo.

Prima di partire mia zia decide di portarsi appresso, oltre al cestello contenente ago, filo, forbici e tutto quello che può servire a una sarta per riassettare eventuali paramenti sacri, anche un aspirapolvere. “Meglio prenderlo su” sentenzia “saranno secoli che nessuno ha più aperto il sarcofago e chissà quanta polvere si è depositata lì dentro”.

Notte di vento e pioggia ed eccoci lì ad aspettare il sacrestano che ci apre la porta da dentro la chiesa, verificando prima la nostra identità. È una chiesa di grandi dimensioni e il sarcofago è posizionato sotto l’altare. Oltre a una luce che illumina sommariamente l’altare e la luce delle fiammelle delle candele votive, ombre e buio trionfano.

“Venite che apriamo il sarcofago, Antonia, mi tenga la pila per favore”. Il sacrestano, munito di cacciavite, svita e rimuove il paliotto che riveste la parte anteriore dell’altare e dietro appare il sarcofago, di cristallo con, al suo interno, disteso, lo scheletro del Santo. “Fa tanto Biancaneve questo sarcofago” penso, e mi viene un attacco di ridarella. Mia zia mi fulmina con lo sguardo e si mette a recitare una preghiera.
Ed eccolo, in tutto il suo splendore, lo scheletro.

Descrizione: lo stato di conservazione è ottimale, di età non definibile, ma sicuramente di sesso maschile, lo deduco dalla dimensione e soprattutto dalla lunghezza delle dita. Il corpo non è sdraiato supino ma è in posizione di decubito laterale destro e il teschio, sorridendo con tutti i suoi trentadue denti in perfetto stato – sicuramente il risultato di una dieta povera di zuccheri – appoggia su un cuscino e guarda, si fa per dire, verso l’assemblea. La mano sinistra appoggia sulla cassa toracica, dove una volta c’era il cuore, mentre il braccio destro è ripiegato su se stesso e la mano, completamente aperta – falangi falangine e falangette sono incastrate e allineate perfettamente tra di loro – è munita di ogni sorta di anelli e ha la stessa postura di quella della regina Elisabetta quando saluta i sudditi, anche se, visto il contesto in cui ci troviamo, mi pare ovvio che sta benedicendo. Le gambe sono piegate all’antico romano da film colossal che pasteggia con acini d’uva mentre guarda Salomè che balla: una gamba su e una giù. Costumistica: la calotta cranica è ricoperta da una cuffia a forma di turbante, il torace da una specie di corazza dorata, il gonnellino romano completa il vestiario. Ai piedi porta degli stivaletti alla Penelope Pitstop, ve la ricordate?

Non ci resta che scoperchiare il sarcofago e procedere.

Mia zia toglie i vestiti al Santo e si mette a sbatterli per rimuovere la polvere, controlla tutte le cuciture, poi mi chiede di accendere l’aspirapolvere alla minima potenza per ripassare per bene tutte le ossa e il fondo del sarcofago prima di rivestirlo. Sistematicamente comincia dal basso: falangi, metatarso, tarso passando poi al perone, tibia, rotula, femore. “Belle ossa, sane, chissà di cosa è morto?”, la zia. “Signora Ada, era un vescovo martire e l’hanno ucciso che era ancora giovane”, il sacrestano. Coccige, sacro, ileo, vertebre lombari, costole, sterno, scapola, clavicola. “Un attimo che passo sotto l’ascella destra, poi sotto quella sinistra, ecco fatto”. Omero, ulna, radio, carpo, metacarpo, falangi. Gli anelli non si riesce a rimuoverli per cui decidiamo di non insistere, li lucideremo direttamente sulla mano. Ed eccoci arrivate, in men che non si dica, alle vertebre toraciche e alla mandibola. “Antonia per favore, aumenta la potenza dell’aspirapolvere che qui si è accumulata più roba”. Antonia ubbidisce, aumenta la potenza e dalla “modalità tende”, minima potenza, passa direttamente alla “modalità tappeto”, massima potenza, e la zia, presa in contropiede mentre sta aspirando polvere tra gli incisivi del Santo vede che il primo incisivo destra sparisce risucchiato nel sacchetto dell’aspirapolvere.

Il sacrestano mi guarda imbambolato, la zia mi guarda incredula e il Santo mi sorride, senza un incisivo. Che si fa? Fosse un molare, nessuno si accorgerebbe della mancanza ma un incisivo, come si fa a portare in processione un Santo senza un incisivo? “E che ci posso fare io se il tizio soffriva di parodontite?” Mi zia mi fissa con uno sguardo che non tiene in considerazione la replica e io, in men che non si dica, apro l’aspirapolvere, tolgo il sacchetto, setaccio la polvere e recupero l’incisivo destro, che viene prontamente riconficcato nel suo alveolo da mia zia. Il Santo viene infine rivestito, gli anelli lucidati, i vetri di cristallo del sarcofago puliti, il paliotto riposizionato contro l’altare, la luce spenta e la porta della chiesa richiusa.

Il giorno della processione, dal suo sarcofago, il Santo, trasportato da quattro aitanti giovanotti, sfilando davanti a me, potrei giurare di aver visto che mi salutava con la mano ingioiellata, mentre tutto intorno i fedeli a fare il segno della croce e a rimirar paramenti e denti puliti e levigati come appena usciti da una seduta dell’igienista dentale, ignorando il fatto che da semplice vescovo Santo martire, nel giro di una notte, mia zia ed io l’avevamo fatto assurgere agli onori come perfetto testimonial di “Miele, Classic C1 easy red PowerLine – SBAD1, aspirapolvere a traino con elevata potenza aspirante, per una pulizia profonda, a un ottimo prezzo”.

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