Parc Adula: meglio bruciare con la stalla

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Et voila, il Parc Adula non si farà. Inutile ora stare a contare quali paesi erano per il Sì e quali per il No o verificare i numeri: siamo di fronte a un progetto che, seppur per soli 124 voti su 7’694, non vedrà la luce. D’altronde, era anche richiesta una maggioranza di almeno 13 comuni su 17, e nemmeno questa condizione si è avuta.

Io non sono Bleniese e vivo nel Bellinzonese, ma provengo da una valle povera e discosta e non posso fare a meno di incazzarmi. Incazzarmi per tutti quelli che con mentalità da questuanti sono capaci solo di chiedere aiuto a gran voce per le zone periferiche, e quando invece si presentano delle reali opportunità di creare non solo un parco, ma anche il business che ne segue preferiscono sempre dire di no, arroccandosi come alpini dietro i loro quattro sassi.

E chissà se domani quei quattro sassi ci saranno ancora, in valli sempre più abbandonate e prive di possibilità di lavoro. Chissà se il tesoro che abbiamo avuto sotto il culo e che avremmo potuto proteggere guadagnandoci ci sarà ancora. Questa volta non ci sono palle che tengano. Hanno vinto la paura, l’egoismo, l’oscurantismo e l’ottusità di pensiero. Io ho sentito persone motivare il loro no con “sennò poi ci vengono a dire cosa dobbiamo fare”. E forse, qualcuno che ce lo dicesse ci vorrebbe, come la Confederazione, che se non fosse stato per lei e i suoi vincoli pianificatori avremmo costruito, per avidità, anche sulla tomba di Franscini. Perché non vediamo al di là del nostro naso, ed è questa la maledizione che ci trasciniamo dietro. Il Ticino è un cantone proiettato nel ventunesimo secolo, ma la mentalità che ci mette gli uni contro gli altri è ancora quella da villici agricoli del 1940.

Il Ticino ha bisogno disperatamente di idee nuove, di uscire da queste grettezze da montanari, gelosi e tignosi, che preferiscono bruciare con la propria stalla piuttosto che darla vinta al vicino per una pertica di terreno. E lo dico da montanaro. Il Ticino deve piantarla di farsi male da solo se vuole costruire ed evolvere. Perché non saranno prima i nostri o la LIA a farci uscire dalla crisi ma un pensiero nuovo, diverso, un pensiero dove sono mescolati entusiasmo, novità e sforzo. Ora la Valle di Blenio continuerà a essere quello che è sempre stata. Solo che la neve per gli impianti sciistici sarà sempre meno, e i giovani che ci lavoreranno anche. Chi oggi fa i formaggini e le mortadelle, quelle belle nostrane, domani non troverà probabilmente un cane che rileverà l’attività. Ma avremo sempre le nostre belle case di vacanza, coi gerani sulle finestre, per ravvivare in estate la morte invernale, il deserto dello spopolamento, l’abbandono del nostro territorio solo per quattro stupidi motivi che non hanno né capo né coda.

E se decideremo di bruciare con la nostra stalla sarà per nostra scelta, non ci sarà un cazzo di balivo che ci mette il becco.

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