Perché ricordare Francisco Franco

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“Dio mio, quanto è duro morire” disse il generalissimo Francisco Franco poche settimane prima della morte, sopraggiunta Il 20 novembre di 40 anni fa – dopo essere stato tenuto in vita per alcuni mesi per preparare la successione. Era l’ultimo dei grandi dittatori che avevano funestato l’Europa nella prima metà del 1900. Non meritava certamente una morte tranquilla questo triste personaggio, golpista nel 1936 contro la Repubblica spagnola, responsabile di centinaia di migliaia di morti durante a guerra civile e appoggiato militarmente da Hitler e Mussolini nei suoi sforzi di far fuori “i rossi”. Per la Germania fu anche una sorta di prova generale della guerra scatenata tre anni dopo.

In campo economico in breve tempo i tedeschi riuscirono a monopolizzare una larga parte del commercio estero spagnolo mettendo le mani su due ricchezze naturali: un tesoro sotterraneo (ferro, pirite, rocce metallifere di alta qualità e altri minerali) e un’agricoltura promettente. I tedeschi non furono contraccambiati in campo militare. Quando Hitler attaccò l’Urss, Franco si limitò all’invio di un corpo militare, la Divisione Azzurra, composta da 45mila uomini. I debiti contratti durante la guerra civile non furono pagati grazie alla sconfitta del Terzo Reich. Il contributo italiano, sul piano militare, fu quantitativamente molto superiore a quello tedesco: 70 mila “volontari” (contro i 12 mila della Legione Condor tedesca), 600 aerei, un migliaio di pezzi d’artiglieria. Alla fine del conflitto fu calcolato che l’intervento italiano in Spagna era costato oltre 8 miliardi di lire, cifra pari, secondo le stime, al 6-8% del prodotto interno lordo dell’economia nazionale.

Finita la guerra, esclusa dalle Nazioni Unite, denunciata dall’antifascismo europeo, messa alla gogna dal “profondo disgusto” di Roosevelt per il suo regime, la Spagna del Caudillo rimase isolata per otto anni. Nel 1953, durante la presidenza Eisenhower, gli americani, dopo un accordo con Madrid, sbarcarono in Spagna per prendere possesso della loro prima base militare.

A 40 anni dalla morte di Franco sono ancora migliaia i morti della Guerra civile seppelliti in parecchie centinaia di fosse comuni. La memoria storica di questo Paese appartiene ai vinti; è il ricordo della repressione, il ricordo della Repubblica. Nei decenni di dittatura ci furono numerose esecuzioni di oppositori politici, che continuarono fino a poche settimane prima della morte di Franco. Per molti anni la Spagna ha messo una pietra sopra gli orrori del passato per evitare contrasti politici. Oggi non mancano i tentativi di riabilitare il Caudillo. Ma non sarà facile: gli storici hanno scoperto che pur non avendo una peseta nel 1936, uscì dalla guerra civile nel 1939 con 34 milioni di pesetas di fortuna personale, oggi l’equivalente di 388 milioni di euro. Intellettualmente mediocre ma molto ambizioso, astuto e opportunista il generalissimo si identificava con il destino della Spagna considerandosi l’inviato da Dio per salvare il Paese dai comunisti. La Chiesa fu un pilastro fondamentale del regime franchista e partecipò alla glorificazione del Caudillo come uomo della Provvidenza; in cambio ottenne da Franco il controllo sull’istruzione e sulla moralità degli spagnoli. Pio XII conferì a Franco “nostro diletto figlio” il Supremo ordine di Cristo, la più alta onorificenza vaticana.

La Svizzera fu il primo paese a riconoscere la Spagna golpista. Capo della nostra diplomazia era a quel tempo il ticinese Giuseppe Motta.

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