Questa volta Renzi SI

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Ho sentito la conferenza di Matteo Renzi sul terremoto in centro Italia.

Non sono renziano, trovo il premier italiano una persona spesso arrogante  ed egocentrica. Le sue uscite sul Gottardo, sul Ponte sullo Stretto sono  da spanciarsi ancora adesso. Ma stavolta, in quedto momento cosi difficile per l’Italia non c’è più tempo per le buffonate. Anche questa vota l’ho guardato e l’ho ascoltato con pregiudizio critico, ma questa volta l’ho sentito.

Si, l’ho sentito.

Sentire non è ascoltare, quando senti lo senti dentro, arriva dritto alle viscere o al cuore, oltrepassa la ragione e l’elaborazione critica del cervello. Renzi ha parlato del terremoto e di ricostruzioni, e vuole ricostruire tutto, case e chiese, cultura e turismo. Sembra uno slogan puramente politico al quale vien voglia di spegnere la tv e lanciare il telecomando dalla finestra. Nulla di nuovo dunque.

Poi però gli chiedono come farà con l’Europa, con i diktat di Bruxelles sul bilancio e il pareggio dei conti: insomma, si parla di 4 miliardi per ricostruire Norcia, Amatrice, Perci e tutti i quei paesi colpiti dal sisma. È stato come buttargli sabbia negli occhi, non ci ha più visto. Ha usato il linguaggio politichese che lui sa usare benissimo, ma il concetto è stato chiaro, chiarissimo: terremoto e immigrazione sono due temi su cui l’Italia  non scende a compromessi. Che tradotto significa “non me ne frega un cazzo.”

Si Matteo! Perché di fronte al dramma delle persone che arrivano sulle coste italiane scappando da guerra e morte e alla disperazione di chi in pochi secondi ha perso tutto i conti europei vanno in secondo piano, devono andare in secondo piano. Prima le persone, poi penseremo all’Europa, ai vari Junker, Merkel e compagnia bella. Renzi ha fatto l’esempio della Chiesa di Norcia, dedicata a S.Benedetto, protettore d’Europa evidenziando come potesse essere paradossale che l’Italia non potesse ricostruire la chiesa dedicata al patrono d’Europa per difficoltà che l’Europa stessa gli pone. E qui Matteo Renzi ha colpito.

Perché mentre faceva questo esempio lampante la sua cadenza vocale sempre molto impostata e controllata ha avuto un cedimento. La parlata è scivolata in quella bellissima cadenza toscana. Lui ex sindaco di Firenze, toscano doc, termina la sua conferenza stampa nella sua lingua, quella cadenza famigliare che usava la sua mamma quando era bambino, quella parlata che sa di famiglia, di casa. Una scivolata emotiva che non tutti hanno colto, ma se ci si pensa è grandiosa.

Perché se arrivi ad usare la lingua con cui tua madre ti ha cresciuto ed educato, è perché stai parlando con il cuore, e vai oltre al self control e ai protocolli.. parli la lingua di casa, perché di casa di tratta, di migliaia di case, quelle che vuoi ricostruire. E questa volta  io ti voglio credere Matteo.

Perché alla mamma non si mente mai.

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