Questione di gusti

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Avete presente la frase “i gusti sono gusti”? Ecco, ultimamente mi sono accorta che sui social i gusti non possono più essere gusti, a meno che tu non voglia passare per quello che non capisce niente o per quello che ha gusti orribili. Ma orribili per chi, in fondo?

Prendiamo la musica, l’arte, la cucina… ognuno ha le sue preferenze, anzi ha il diritto di averle, eppure se non condividi cose super sofisticate o di nicchia sei un pecorone che segue la moda, il trend commerciale del momento e quindi non capisci una beata mazza. Io adoro la musica, ma non tutta. Sono cresciuta con Brel, Piaf, Brassens, Svampa, Jannacci, De André e tanti altri. Alcune canzoni mi sono rimaste nel cuore, altre non mi piacciono proprio. Ho passato la mia adolescenza innamorata di Eros Ramazzotti. Ho avuto la stanza tappezzata di poster di Michael Jackson. Ho adorato i Pooh e gli Spandau Ballet. Ho sognato Nick Kamen togliersi i jeans migliaia di volte. Non mi perdo un’edizione dello Zecchino d’Oro. Poi ci sono i Massilia Sound System, i Modena, i Nomadi e persino i Village People. Quando sono in auto da sola canto a squarciagola una canzone degli One Direction. Sono stata al concerto di Miguel Bosé, degli Articolo 31, di Battiato, di Phil Collins, di Jovanotti, degli U2, di Bruce, di Zucchero, di Santana, di De Sfroos e di Luciano Ligabue, che adoro con tutta me stessa. Mi piacciono alcune canzoni di Mengoni, Tiziano Ferro, Fiorella Mannoia, Niccolò Fabi… Impazzisco per il Requiem di Mozart. A Natale non può mancare “Petit Papa Noel”.

Ci sono invece canzoni che non sopporto, cantanti o gruppi che non andrei a sentire nemmeno sotto tortura, musica che non ho mai sentito nominare. Quello che non piace a me può sicuramente piacere ad altri. Questo vale anche per l’arte o qualunque forma espressiva che trasmetta emozioni. Al di là del discorso professionale, di quanto un artista investa o meno nel suo lavoro, di quanto si affidi alla corrente della moda del momento, quello che arriva a noi sono le emozioni. E le emozioni non si giudicano. Se la ninna nanna dello Zecchino d’Oro mi commuove ogni volta è perché sono una mamma emotiva e un po’ frignona, che si identifica in quella canzoncina che per alcuni sarà stupida. Ma non per me. E se Jovanotti canta “il più grande spettacolo dopo il big bang”, io la uso per fare un filmino di famiglia, perché per me la mia famiglia è il mio spettacolo. Se ascolto “Patrizia” di Finardi, mi ricordo che questa è la canzone che mio marito mi ha dedicato prima di sposarci. E qualunque canzone di Liga… beh… per me è un capolavoro. Il fatto di amare o meno un artista, una canzone, un dipinto, uno spettacolo teatrale, un film dipende dalle emozioni che quello che si sta guardando o ascoltando ti trasmettono. O da quello che stai vivendo in quel determinato della tua vita. Una canzone ti può far rivivere momenti felici o un periodo duro che hai dovuto affrontare. Un film ti ricorda una storia d’amore passata, un gruppo musicale ti ricorda la tua prima vacanza da solo con gli amici. Il tuo primo bacio, la prima delusione d’amore, la tua prima volta.

La nostra vita è sempre accompagnata da una personalissima colonna sonora che solo noi conosciamo fino in fondo e che nessuno dovrebbe permettersi di mettere in discussione. Se non ascolto sofisticatissima musica semi sconosciuta o se non ho mai guardato alcuni classici del cinema, a chi importa? Ho sempre tempo per rimediare, se ne avrò voglia, occasione o tempo. Oppure non lo farò mai perché sarò impegnata a strapparmi i capelli al prossimo concerto del Liga. Quello che conta è continuare ad emozionarmi, tutto il resto è aria fritta.

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