Regazzi incazzato: Gobbi, basta vendere fumo!

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È un Fabio Regazzi incazzato come un toro che, in veste di presidente dell’AITI, risponde alle “misure” di Gobbi, che dovrebbero facilitare l’entrata in materia di “Prima i nostri”. Dell’assurdità delle misure ne avevamo parlato già giorni fa (leggi qui). Ieri in un’intervista al Corrierone, con un Righinetti talmente compiacente nei confronti di Gobbi da sembrare una cortigiana medioevale, percepiamo l’esasperazione anche delle industrie ticinesi nei confronti dei, come li chiama Regazzi, venditori di fumo:

“ (…) Il compito di un Governo è di guidare il Paese non inseguire il consenso ad ogni costo. E invece qui non si capisce più nulla. (..), ognuno cucina le ricette che più gli gustano all’interno del suo dipartimento, incurante che è parte integrante di un collegio governativo. Inoltre spesso travalica i suoi ruoli e i suoi compiti. (…) Sono sparate di marketing politico che non contribuiscono a risolvere nessun problema. Siamo oramai arrivati alla logica dei mercati paesani dove chi urla di più pretende di portarsi a casa la vacca.”

La vacca intesa come elettore viene in effetti turlupinata dai legaioli nostrani e dall’UDC con sparate elettorali e misure che erano già esistenti o già proposte da altri. Regazzi non le manda a dire al ministro Gobbi e a coloro che si fanno forti sostenendo soluzioni muscolacciute ma spesso irrealizzabili:

“Non mi scaglio contro la volontà del popolo, ma nei confronti dei numerosi venditori di fumo. Ci hanno fatto votare, come sempre più spesso accade (ad esempio l’iniziativa sui salari minimi differenziati) uno slogan che di fatto non è applicabile. Il voto non ha cancellato la contraddizione di fondo tra la realtà e gli obiettivi. Questi signori invece di giocare con la pancia dei cittadini si assumano la responsabilità di far cadere l’accesso che oggi abbiamo al mercato europeo e le conseguenze negative che la nostra economia patirebbe. È ora che la smettano di far credere alla gente che possiamo decidere quello che vogliamo e, al contempo, mantenere le intese raggiunte con l’UE.”

E proprio qui sta il tasto dolente. L’idea malata che il Ticino possa fare la voce grossa con 23 paesi europei ed averla vinta è da delirio. Altro che Davide e Golia, qui contro Golia c’è lo gnomo cavoletto, che se tira la corda finisce schiacciato. Se si vuole veramente portare avanti questa idea allora si abbia il coraggio di chiamare il popolo a votare: Sì o no ai Bilaterali? Con tutte le conseguenze che ci saranno.

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