Ridere dei morti…con i morti

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I primi due giorni di Novembre (se il tempo fuori è grigio, poi…) mettono a tutti un po’ di contrizione. Un po’ di malinconia, ecco. Che all’aldilà ci si creda o no, che si sia anche il più arido degli individui sulla terra, arriva il primo novembre ed un leggero velo di dolce malinconia ci avvolge. Tutti noi abbiamo perso qualcuno, e questi “qualcuno” ci vengono a trovare, alzando il livello di nostalgia, avanzando la delicata pretesa di essere ricordati.
Ed è assolutamente nostro dovere.
Ma siamo sicuri, se esiste un oltrevita, che chi se n’è andato ci voglia così? Io son certa di no. Essere ricordati va bene, ma io vorrei esser ricordata per ogni risata, ogni cretinata che avrò detto, ogni gaffe che avrò fatto.
E così oggi vi voglio offrire una visione alternativa. Per ridere dei nostri morti, anzi ridere con loro.
La mia nonna, pace all’anima, non ne diceva una giusta: una volta era andata dal medico e gli aveva detto che sospettava di avere una malattia (una parola lunghissima e inintellegibile che aveva anche segnato su un foglietto) che lui stesso non aveva capito. Anzi, in lacrime dal ridere aveva chiamato mia madre per sincerarsi di che diavolo di malanno si trattasse…nessuno alla fine lo capì, intercorsero grasse risate e mia nonna certo non se ne andò per quel morbo misterioso.
Mia nonna cadeva spesso, senza farsi davvero male. Ma era un sacco di patate. Per esempio ricordo bene, all’uscita da scuola –facevo le elementari- di averla vista abbattersi dall’altra parte della strada, investita da un mastino napoletano che “portava” il suo padrone ormai fuori controllo. Cadde, riversandosi sul marciapiedi con la plasticità di uno stuntman ed urlando improperi che il giorno dopo (e quelli dopo ancora) i miei compagni avrebbero ripetuto a macchinetta, sfottendomi fino alla fine del mio ciclo di studi.
Certo, le performances della nonna si abbattevano sui nipoti con straordinaria puntualità. Tipo quella volta che, ad uno di noi, somministrò un lassativo in sciroppo anziché lo sciroppo per la tosse. Mio cugino defecò anche l’anima, continuando tuttavia a tossire.
Mio nonno, dal canto suo, era uno serio. Colto, uomo di mondo, tranne per alcuni raptus di follia. Raccontano gli annali che, durante una vacanza sulla riviera romagnola, ingaggiò con una famiglia di tedeschi una battaglia di gavettoni senza sosta per otto ore, e alla fine aveva finito i vestiti asciutti programmati per la suddetta settimana. Mutande incluse.
La sottoscritta lo ricorda bene, mentre fumava la pipa e leggeva il suo quotidiano preferito, che ad un tratto, con aria addolorata, allungava il mignolo ed urlava “ahi ahi! Tira, Tira!” ed io, fessa all’ultimo stadio, cascavo sempre nel famoso giochetto di cui padri e nonni sono maestri. Il dito e la puzzetta.
Tralasciamo il fatto che una volta, sempre il suddetto due-volte-padre, mi mise cacchette di capra nel letto. Così, FOR FUN.
La zia Rosa, che la morte prese in un giorno di sole senza minimamente dar preavviso, sbagliava tutte le parole in inglese, rendendole pittoresche e dando vita ad un vero e proprio dizionario. Celeberrimi i film di COI BOI* che amava tanto, con l’attore Giò Suein*, ma anche i polpettoni hollywoodiani con Gheri Crent* (qui proprio il mix supremo!) oppure lui, il simbolo del glorioso passato (ma anche affettato) Gregory Speck (ed era il nome che più si avvicinava all’originale!). Quando con lei si parlava di cinema, si rideva a crepapelle. Ma anche quando, storpiando la propria lingua madre, ti offriva un bel BODINO.

Con la Giò, una mia amica che il destino ha portato via troppo, troppo presto, quasi soffocammo dal ridere una notte in cui, in vacanza assieme, ci ubriacammo e a lei, vomitando, uscì uno spaghetto dal naso.
Ecco. Io credo che oggi potremmo ricordarli così: per le risate che abbiamo fatto insieme. Li si tiene vivi anche con l’allegria, mica solo coi fiori che finiranno per puzzare e con le litanie. E poi…mi piace pensare che un giorno ci ritroveremo. Con loro, con i nostri cani, i gatti, i cavalli che abbiamo amato. E ci sarà sempre un nonno che, allungando un dito, dirà: “tira! Tira! PROT!”

*COW BOYS, JOHN WAYNE, CARY GRANT

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