Una proposta più scema dell’altra

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Fioriscono proposte un po’ assurde negli ultimi tempi. La prima, di qualche giorno fa, è della giovane deputata liberale a Lugano Petra Schnellmann, si suppone figlia di cotanto padre recentemente candidato al municipio. La giovane Petra, forse senza realizzare che il suo partito è un paladino del libero mercato, ha proposto uno stop alla pubblicità italiana nelle affissioni. Pubblicità di commerci che invitano gli svizzeri a fare la spesa in Italia.

Spieghiamo un po’ di cose alla giovane Petra, anche se forse avrebbe potuto farlo papà, che quando gestiva il centro esposizioni di Lugano come dipendente comunale, accoglieva anche molti visitatori ed eventi italiani.

  • La società generale di affissioni è una ditta privata. Non puoi dirle cosa pubblicare o affiggere. È una regola base del mercato, non solo Svizzero o Ticinese, ma europeo.
  • Le convenzioni che ha l’SGA sul suolo pubblico di Lugano sono contratti. L’SGA paga per averli. E poi la gran parte non sono spazi comunali ma privati. Se si ponesse un limite agli spazi comunali, semplicemente le ditte italiane ripiegherebbero sugli spazi privati.
  • Quali pubblicità eviteresti? Quelle italiane in toto? Per esempio, un resort della Sardegna non potrebbe affiggere dei manifesti?
  • Sei cosciente che tutto questo protezionismo si presta a ripercussioni? E se domani la Lombardia vietasse le pubblicità svizzere? (e ce ne sono).

Insomma, la solita interpellanza sparata senza ragionare. Concediamo alla giovane mozionante la possibilità di ravvedersi e magari la prossima volta di studiarsi bene le cose prima di intasare anche lei la burocrazia comunale.

Un’altra genialata viene invece da due personaggi che dovrebbero essere un po’ più scafati: Fiorenzo Dadò e Amanda Rückert. I due simpatici Gran Consiglieri fanno un ragionamento alla Groucho Marx: Se il cantone ti sussidia, i soldi vanno spesi in Ticino. Ti sussidia in che senso? Come organizzazione? Come privato? Anche qui alcuni si sono posti delle domande per nulla peregrine.

  • Come fai a sapere se i soldi vengono spesi in Ticino? Come fa il cantone a controllare gli acquisti di persone o enti senza mettere in piedi una burocrazia assurda?
  • Allora i politici o i dipendenti pubblici, che ricevono soldi da noi contribuenti, non dovrebbero anch’essi garantire di spenderli in Ticino?

A volte sembra di essere all’osteria, dove tutti raccontano balle a vedere chi la spara più grossa. Aumentare i controlli, porre dei vincoli alle aziende, premiare i virtuosi? Macché. Solo misure e misurine che non stanno né in cielo né in Terra. La sensazione è davvero che si tirino in piedi una serie di piccole leggi a caso senza una linea reale e ideale che difenda il lavoro e la sua dignità. Insomma, una serie di foglie di fico che non cambiano di una virgola il sistema e anzi, come nel caso della LIA per esempio, aumentano la burocrazia e i costi per i lavoratori.

I partiti borghesi e la Lega in fondo vogliono la botte piena e la moglie ubriaca. Dare alla gente l’idea che stiano facendo qualcosa, quando sono totalmente assenti dove davvero bisognerebbe agire. Perché non aumentare le multe ai datori di lavoro disponesti? Perché non favorire contratti collettivi? Perché non aumentare massicciamente il numero degli ispettori del lavoro? Macché. Chiediamo alla gente in assistenza di spendere in Ticino e alle affissioni di non accettare pubblicità italiane.

Siamo a cavallo, la ripresa è dietro l’angolo.

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