Viaggio nelle tenebre dell’Europa: “La Trilogia di Magdeburg”, di Alan D. Altieri

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Di

Emerse dalle tenebre.

Memento e incubo.

Un uomo in un mantello colore delle ombre, su un cavallo da guerra colore dell’acciaio. Un viandante. Nient’altro che un viandante in nero.

Avanzò lungo la strada flagellata dalla pioggia del Giorno dei Morti. Superò i relitti di case sventrate, invase da erbacce sibilanti nel vento. L’aria era opaca, miasmatica. Vapori lividi si levavano dal lastrico di pietre, disperdendosi contro nubi simili ad antracite liquefatta. Nessuna luce arrivava sulla terra. Forse la luce aveva semplicemente cessato di esistere.

Inizia con questo fulminante incipit (ripreso poi in tutti e tre i volumi) una delle imprese letterarie più sconvolgenti degli ultimi anni, la “Trilogia di Magdeburg”, di Alan D. Altieri.

La trilogia si compone di tre volumi, “L’Eretico”, “La Furia”, “Il Demone” che catapultano il lettore nella Germania dilaniata dalla Guerra dei Trent’Anni, il conflitto che vide fronteggiarsi le principali potenze del tempo, dall’Impero Tedesco alla Francia di Richelieu, fino all’outsider Svezia sulla base dello scontro fra cattolici e protestanti che divenne il pretesto per la lotta per l’egemonia. Se vi aspettate un romanzo storico come tanti, fin dalle prime pagine la vostra idea cambierà radicalmente: qui c’è si, un quadro storico ben ricostruito, ma su di esso si innestano personaggi che non sfigurerebbero in un’opera fantasy, a partire dallo straordinario e misterioso protagonista, l’Eretico senza nome, emerso dalle tenebre di un oscuro passato e portatore cruento di giustizia con le sue stravaganti armi provenienti dalla Terra delle Lacrime.

Viaggiamo fra villaggi distrutti, campagna messe a ferro e fuoco, assistiamo a saccheggi, barbari omicidi, roghi orditi da inquisitori fanatici, brutali stupri da cui l’occhio dello scrittore non si distoglie, ma anzi indugia a volte in dettagli ai limiti dello splatter per mostrare la bestialità a cui la guerra conduce l’essere umano: vediamo, nella Trilogia, il lato sommerso della guerra, non quello delle grandi battaglie e dei famosi generali, ma bensì la melma fangosa che accomuna lo strisciare di compagnie mercenarie, milizie signorili ed eserciti imperiali, con il loro seguito di sporcizia, letame, sesso sporco e laido e cieca ferocia.

Sulla vicenda dell’Eretico e nel suo peregrinare a raddrizzare torti e soprusi a colpi di lame curve e bastoni poderosi (accurata la descrizione delle tecniche di combattimento), si innestano storie inizialmente parallele ma che vanno a confluire in un unico grande torrente di umanità e degrado: la lotta di Madre Erika contro una minaccia oscura nei sotterranei del monastero di Koldstadt, l’avventura bellica di Von Dekken, e ancora la missione del Cardinale Alessandro Colonna, croce e spada a difesa di Santa Romana Chiesa, fino allo sguardo distaccato ma preciso dell’Osservatore, inviato del Cardinale Richelieu a riferire del conflitto.

Su tutto, regna un’atmosfera cupamente gotica, il ritratto a tinte fosche di un’Europa alla mercè di  orde di feroci mercenari simili a branchi di cani famelici , smembrata da lotte di potere fra sovrani e signori della guerra quasi feudali, fra i quali spicca per perversione e lucida follia il nobile Reinhardt Von Dekken,  uno dei “cattivi” meglio riusciti della letteratura degli ultimi tempi, implacabile nella sua missione di difesa della fede cattolica a qualunque costo.

Altieri non ci risparmia dettagli splatter, sicuramente: fra arti mozzate, gole tagliate, stupri di donne di ogni età, la guerra ci si para davanti in tutto il suo orrore, reso ancora più tagliente e immediato dallo stile asciutto e diretto, quasi cinematografico, di Altieri, uno schiaffo per ogni aspettativa di epicità e cavalleria.

La trilogia di Magdeburg va letta tutta d’un fiato, un volume dopo l’altro, per affondare nella tenebra gotica dell’Europa che alimentata dal conflitto fra “noi” e “loro” sembra sempre riemergere, anche oggi.

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