Arese, non siamo mica in guerra

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Rimango a volte affascinato, come un bimbo di fronte a una vetrina di dolci, con lo sguardo perso e sognante, nel vedere cosa al giorno d’oggi è diventata una notizia.

Auto ticinese al mercato di Arese. Gli rigano la macchina nel parcheggio. Le auto nel parcheggio saranno migliaia. D’altronde è il più grande centro commerciale d’Europa e l’hanno inaugurato ora. Uno che va a un evento del genere è uno che ha sprezzo della propria vita e che si tortura scientemente. In confronto, Grancia il sabato mattina è il deserto del Kalahari.

Dicevamo, al tizio gli rigano la macchina, va a reclamare e al servizio informazioni gli dicono che mica è colpa loro (anche ovvio) e che non ne rispondono, gli dicono anche che capita spesso. Nessuno insinua, ma quello che si desume dall’articolo è che la macchina sia stata rigata perché con targhe ticinesi.

Ci sembra forse un accostamento un po’ azzardato, visto che non c’è bisogno di andare ad Arese o a Ponte Tresa per farsi rigare la macchina da qualche imbecille. Farci un articolo, poi, ci sembra forse un po’ troppino. Queste cose, e lo ripeteremo fino alla nausea, creano solo, anche magari solo in base al gesto di uno squinternato, un clima forcaiolo e di paura, che non ha assolutamente senso di esistere. Sia dalla nostra parte della frontiera sia da quella italiana, vive un mucchio di brava gente che lavora, fatica e non ha in mente di alzarsi il sabato a rigare le auto degli atri o a scrivere bigliettini scemi.

Non siamo in guerra, ricordiamocelo ogni tanto.

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