Caro Lucibello ti scrivo (così mi distraggo un po’)

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Egregio signor Lucibello,

sono un cittadino qualunque, uno di quelli che nel negozio che dirige non ci entra.

Tuttavia sono convinto delle sue ragioni. Se il Natale appena passato è stato un flop dal punto di vista delle vendite lei non può di certo gioire. Gridarlo in pompa magna ai media, con il ricattuccio morale dei licenziamenti in arrivo, non è affatto necessario.

Lei è il manager, a lei il compito di risollevare la cifra d’affari. C’è tutta una quasi scienza al suo supporto, fatta di ricerche di mercato, di studi di settore, di pubblicità e di canali pubblicitari.

Mi permetta di sottolineare che la grandezza di un manager si misura in diversi modi, primo dei quali la capacità di contornarsi della gente giusta. Steve Jobs non è diventato Steve Jobs perché assumeva persone a cui dire cosa fare ma, al contrario, assumeva persone che gli dicessero cosa fare.

Però continuo a sostenere che lei abbia ragione. In un contesto politico-economico e sociale in cui i giganti pubblici fanno ciò che vogliono, perché un attore economico privato deve preoccuparsi delle ricadute del suo operato?

Quando a inizio millennio l’allora direttore generale della Posta Svizzera Ulrich Gygi (SA controllata al 100% dalla Confederazione) ha lanciato il progetto REMA, non solo ha dato il segnale sbagliato ai privati, ma ha spianato la strada verso il dirupo della socialità. Infatti, quando le cifre sono tornate a sorridere, Gygi si è rifiutato di interrompere le pesanti riorganizzazioni del progetto perché, sosteneva senza scrupolo, era già partito e stava dando buoni risultati. Se lo avesse interrotto, ovviamente, si sarebbe aperto un varco spazio-temporale che avrebbe inghiottito i pianeti noti e quelli non ancora conosciuti.

La Posta non è solo impiego. È comodità, è aggregazione. Nei piccoli comuni elvetici tutti conoscono il postino e i dipendenti dell’ufficio postale, sono persone che fanno parte della collettività, hanno un ruolo specifico che tutti riconoscono. Dire che il progetto REMA è stato un semplice atto di ristrutturazione non corrisponde al vero.

Ora, in conseguenza del dumping, della violazione delle più elementari regole del lavoro e dei licenziamenti massicci, la società si sta ristrutturando. Non potrebbe essere che così.

Se lei non è in grado di leggere questi cambiamenti, se non dovesse riuscire a invertire le tendenze di vendita al ribasso, allora non è la persona giusta al posto giusto.

Ma non ne faccia un dramma, potrà sempre unirsi al popolo degli scontenti, a quelli che fanno fatica ad arrivare a fine mese e che un computer o uno smartphone nuovi li vorrebbero ma preferiscono fare cose essenziali, come dare da mangiare alla propria famiglia.

Per congedarmi da lei (e da chi avrà la bontà di leggere queste poche righe), voglio ricordarle che i clienti sono persone. Non perda di vista questa semplice immagine, e vedrà che tutto andrà meglio.

Detto questo, è tempo di augurare un buon 2017 a lei, alle persone che perderanno il posto di lavoro e a quei tecnici di tutto il comparto retail in grado di spiegarle che la gente ha speso un po’ meno questo Natale, certamente, ma soprattutto ha speso in modo diverso. E se il commercio offline non è stato il più sollecitato dalle scelte dei ticinesi, un motivo c’è. E minacciare licenziamenti non cura nessun male.

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