C’è dumping per te

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Dritti al sodo. In un sito di annunci italiano è comparsa un’agenzia con sede a Chiasso che si dichiara alla ricerca, per dei suoi clienti, di un collaboratore “STABILE”, disponibile a lavorare da remoto – quindi in Italia, ora vedrete perché –, per scrivere 400 articoli al mese: una roba che neanche la peggior forma di grafomania consentirebbe. Il compenso? Ad articolo, “8-9 euro circa”. Circa.

Questa agenzia con sede a Chiasso procaccia manodopera italiana per i propri clienti senza neanche contemplare la possibilità di guardare al mercato del lavoro locale. Se la paga offerta è di “8-9 euro circa” ad articolo, è automatico che tu te ne stia fregando altamente delle potenzialità che ha da offrire il Paese nel quale hai aperto l’azienda. Ed è anche francamente impensabile che un candidato competente riesca a offrire una così vasta produzione su quasi tutto lo scibile umano. Sono infatti richiesti pezzi su “casa, beauty, edilizia, finanza/trading, formazione, gambling, industria metalli, medicina, sex, spettacolo, sport, tech, politica, ambiente, scienza, salute, travel, varie”. Follia. E siccome è un’agenzia che appalta lavori che dovrebbe produrre per dei propri clienti, sostanzialmente sta cercando un dipendente – ovviamente sottopagato – mascherato da freelance.

Quella di delegare a gente che lavora “da remoto” è una pratica diffusissima in Ticino. Molte ditte, difatti, appaltano la realizzazione di siti web o parti di programmi web a freelance addirittura dall’India o dal Nepal. In barba ai residenti che, per un lavoro del genere, hanno alle spalle anni di studio ed esperienze.

Avanti così, sempre più verso il baratro. Tanto stiamo benone.

PS: ognuno dei 400 articoli mensili, stando all’annuncio, dovrebbe avere una media di 600 parole. L’articolo che avete appena letto ne conta 264, titolo compreso. “Schiavismo” è l’unico termine che ci viene in mente.

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