Chi è che difende la sovranità popolare?

Pubblicità

Di

Cosa sono gli Accordi bilaterali? Quante volte sono stati già accolti dal popolo? Perché l’UDC gioca col fuoco? Proviamo a spiegarlo.

Innanzitutto non è vero che gli Accordi bilaterali sono stati sottoscritti a partire dal rifiuto della Svizzera di entrare nello Spazio economico europeo il 6 dicembre 1992. O meglio, quella fu una spinta a continuare una strada già battuta. La via bilaterale la Svizzera la sperimentò, con successo, già nel 1972 con il libero scambio di prodotti industriali, nel 1989 con la libertà delle compagnie di assicurazione di stabilirsi dove vogliono, nel 1990 con un accordo sulle procedure doganali. Il mancato ingresso nello SEE, e un occhio lungimirante sul futuro, hanno portato la Svizzera ad avviare trattative per non rimanere isolata in un mondo che andava via via verso la direzione opposta.

Fu così che, dopo anni di trattative, il 21 giugno 1999 viene sottoscritto il pacchetto di Accordi bilaterali I. Pacchetto che verrà approvato dal popolo il 21 maggio 2000 a larghissima maggioranza con il 67,2% di favorevoli. Ma di che accordi stiamo parlando, di che aspetti delle nostre vite si occupano? Beh, molti: si va dalla regolamentazione degli appalti pubblici alla rimozione degli ostacoli tecnici al commercio, dall’agricoltura alla ricerca, dal trasporto aereo a quelli terrestri. E alla libera circolazione, sì, la cui estensione ai 10 paesi divenuti membri dell’UE dopo l’approvazione dei Bilaterali I è stata approvata il 25 settembre 2005 dal 56% degli svizzeri. Ma nel concreto, di che parliamo? Parliamo di poter andare senza problemi in treno a Milano su un treno italiano, di commerciare in tutta tranquillità con l’estero in maniera regolamentata, di offrire posti di lavoro nella ricerca, settore sempre più – si sa – in costante sviluppo.

Fu poi il turno degli Accordi bilaterali II, ratificati dal Parlamento il 17 dicembre 2004. Accordi che non hanno avuto alcuna opposizione, tranne quello sull’associazione agli Accordi di Schengen e Dublino. Fu convocato un referendum per abolirlo, ma il 5 giugno 2005 fu respinto perché gli Accordi bilaterali II vennero accolti dal 54,6% dei votanti. E cosa c’è in questi Accordi bilaterali II che, tranne uno, nemmeno l’UDC contestò più di tanto? Beh, semplice: il trattamento fiscale del risparmio (a vantaggio svizzero); la lotta alle frodi soprattutto doganali; riduzione drastica delle tasse doganali sui prodotti che la Svizzera esporta come cioccolato, biscotti, salse e caffè; ambiente, statistica e media vedono collaborazioni intense tra il nostro Paese e l’UE; nuova regolamentazione delle pensioni e la fondamentale collaborazione nei programmi per studenti e persone in formazione. E Schengen/Dublino, ratificato pure dal popolo sovrano.

Poi vennero il 9 febbraio 2014 e quelle neanche 20 mila schede a portare la Svizzera dritta in un casino che, i dibattiti dei giorni passati alle Camere federali lo confermano, è di difficilissima soluzione. Ma alla luce di tutto ciò, risultano totalmente fuori posto le grida dell’UDC che accusa tutto il creato di fregarsene della volontà popolare. Perché sono proprio loro a farsene beffe: come illustrato in questo dossier, il popolo svizzero si è più volte espresso a favore degli Accordi bilaterali. E, soprattutto, nell’articolo costituzionale proposto dall’UDC non si fa menzione né del disdire l’Accordo di libera circolazione né di denunciare gli Accordi bilaterali. Modo truffaldino di far politica, lo sappiamo, ma che non deve fare il paio con l’accusare qualcuno per un comportamento che, in realtà, è dell’accusatore.

Quanto scritto, rintracciabile sul sito dell’Amministrazione federale o, più semplicemente, su Wikipedia, come lo sappiamo noi, i nostri lettori e chiunque sia dotato di memoria e/o un computer lo sanno i negoziatori dell’UE. E, allora, lo ripetiamo: l’UDC si prenda la responsabilità di farci andare al voto per disdire tutti gli Accordi bilaterali. Perché non lo fa? Perché ogni sondaggio dà gli svizzeri ancora a favore dei Bilaterali? Perché can che abbaia non morde? Perché verrebbe meno il caposaldo della loro politica cui girano attorno soldi – tanti, soldi – e potere?

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!