“Della Grecia non parla più nessuno”

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Della Grecia non parla più nessuno. Non è chic, e ciò che doveva essere fatto, è stato fatto. Tutti gli assets statali di valore sono stati regalati ad aziende estere: elettricità, acqua potabile, aeroporti, turismo. Le entrate provenienti dalle tasse sono calate, in dieci anni, del 79,4%. Insomma, è finita. La gente non ha da mangiare, il partito Syriza di Alexis Tsipras, che aveva promesso una battaglia in nome di una sinistra protostorica ed eroica, ha firmato senza battere ciglio tutti gli accordi capestro con i partner europei. Oltre il 50% dei greci è senza lavoro, lo stipendio medio sfiora i 500 Euro mensili, ma i costi sono più o meno gli stessi di Paesi come l’Italia. Le strade sono piene di miseria, rabbia, disperazione, la destra ultranazionalista cresce, ma nemmeno abbastanza per prendere il potere, perché oramai tutti hanno capito che la Grecia non può restare nell’Euro, ma non può uscirne, e che non esiste una strada verso la fine della crisi, se il governo è succube della Troika tedesca e della BCE. Al Congresso di Syriza, in ottobre, i delegati erano talmente depressi da non aver voglia nemmeno di stimolare una polemica interna. Il partito ha già esaurito il suo motivo d’essere. Gli armatori, che sono tradizionalmente esentati da ogni tassa, e sono l’unica fonte di ricchezze ancora in mano ai greci, si sono oramai trasferiti, la maggior parte nel Regno Unito. Il baratto è divenuto la forma di scambio principale in tutti i Comuni al di fuori delle rotte del turismo internazionale. La speranza dei cittadini è che i tedeschi e gli inglesi cancellino la sovranità nazionale, e che nell’ambito di uno spietato neocolonialismo, i cittadini greci possano essere assunti da ditte straniere, per stipendi molto più bassi, per fare ciò che facevano prima per il proprio Paese. Il PIL greco continua a crescere più che nella media europea, ma oltre i due terzi della ricchezza viene trasferita immediatamente all’estero. Il controllo del territorio non è più garantito, iniziano a nascere eserciti mercenari che difendono le proprietà di magnati stranieri che, essendo divenuti proprietari di ville principesche, vivono circondati dalla miseria in terre bellissime e selvagge come ai tempi della caduta di Bisanzio sotto l’attacco dell’Impero Ottomano. Che sta attaccando di nuovo. La Turchia di Erdogan ha iniziato a comprare nell’agroalimentare e nel settore della pesca, ed intanto gestisce il mercato interno (e la produzione) del tabacco e dei suoi derivati. Mentre la gente si spaventa per gli sbarchi dei clandestini del Medio Oriente e del Nord Africa, la criminalità organizzata italiana, quella albanese, quella slava e russa, quella turca, stanno comprando senza freni sul mercato immobiliare. Su questa strada la Grecia si avvia ad assomigliare sempre più a Paesi dell’Africa nera come il Congo DRC, Cabinda, il Burundi. Come per l’Africa, la superstizione di voler continuare ad ogni costo a considerare la Grecia uno Stato sovrano, rende possibile che, attraverso la Grecia, nell’Unione Europea entri di tutto. Sulla pelle del popolo greco. Come accadde per la Germania Est, al punto in cui siamo, l’unica salvezza sarebbe lo scioglimento della nazione, la trasformazione della Grecia in un protettorato o addirittura un nuovo Bundesland tedesco. Non accadrà. Votare non ha più senso, nulla ha più senso. hanno sospeso il campionato di calcio, per un certo periodo, ufficialmente a causa degli incidenti causati da tifosi impazziti. E quando si arriva fino a lì, alla sospensione del calcio, vuol dire che davvero non c’è più nulla da salvare.

Paolo Fusi

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