Dell’augurio di morte a Giovanni Merlini e delle dovute conseguenze

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Di commenti e post beceri, violenti, volgari e via dicendo su Facebook e sul web in generale se ne trovano tanti. Ormai quasi non ci si fa caso, tranne quando qualcuno (citofonare Bertoli o Boldrini) si fa un po’ girare il boccino di essere insultato e inizia a denunciare e sputtanare come si deve il popolo dei leoni da tastiera.

Oggi in particolare il boccino gira a me.

Una certa signora Katia Combi-Rivera, in un commento sul suo profilo Facebook, del tutto pubblico e visibile a chiunque, per cui non vedo la necessità di nascondere il nome e cognome nel momento in cui si raccontano dei fatti senza ulteriori giudizi, augurava al consigliere nazionale Giovanni Merlini, attualmente malato e per tale motivo assente dal Parlamento (recentemente ha dichiarato di essere in convalescenza dopo un trapianto di cellule staminali) di “tirare le cuoia il prima possibile che ha rotto i coglioni a tutti quanti”. Lo ha definito “Il malato di cancro che gode nell’ infinocchiare i cittadini Ticinesi” e ha affermato che è assente dal Consiglio Nazionale perché “fa i suoi porci comodi”. Successivamente la stessa signora ha rincarato così la dose: “Marcisci dentro e crepa come meriti! Politico del cazzo!”. Pochi fronzoli, messaggio semplice e diretto. La sventurata, in seguito, ha eliminato il post in questione, ma troppo tardi: lo trovate in fondo a questo articolo.

Ora, io mi guardo bene dall’insultare o offendere a mia volta la signora: se lo facessi, avrei qualcosa in comune con lei. E sinceramente ne faccio volentieri a meno.

Una cosa però vorrei dire alla signora Combi-Rivera, e non per patetismo o moralismo: in 6 mesi ho perso due amici meno che quarantenni portati via da un cancro, e se la signora è una persona sensibile, come dimostrerebbe il “No alla violenza sulle donne” che ostenta sul suo profilo insieme alle foto dei gatti da adottare, penso che capirà che tragedia sia.

Chiedo alla signora Katia Combi-Rivera se ritiene che augurare la morte, per giunta lenta e dolorosa, a una persona che nemmeno conosce, colpevole solo di avere idee diverse dalle sue e di non votare in Parlamento secondo quello che passa nella sua testa, sia un comportamento non dico educato o civile, ma semplicemente da essere umano. Mi chiedo se sappia cosa vuol dire vedere una persona spegnersi lentamente, seguirne il lento declino, avere l’angoscia di quella telefonata o quel messaggio che porta pessime notizie: perché, signora Combi-Rivera, al di là del suo odio per Giovanni Merlini, questo è quello che lei augura di vivere ai suoi familiari, che col suo livore non hanno nulla a che vedere. Io, sinceramente, non le auguro nulla di tutto questo sebbene le sue frasi mi indignino profondamente.

Chiedo alla signora Katia Combi-Rivera se riesce a immaginarsi cosa vuol dire marcire dentro, come augura al consigliere nazionale Merlini, mi chiedo se davvero si renda conto di quello che scrive pubblicamente, e se i suoi familiari, parenti, amici siano d’accordo o meno con le sue esternazioni, o se magari, almeno loro, provano un po’ di vergogna a leggere certe cose.

A volte è facile sbattere le dita sulla tastiera e tirare fuori il peggio di sé, lo sappiamo. Capita a tutti.

Ma quelle volte, forse, bisognerebbe un attimo fermarsi e porsi una sola, semplice domanda: “Che cosa sto facendo?”

Spero che lei, signora, prima o poi, questa domanda se la ponga.

P.S. Se non le piace che quello che scrive venga reso noto, Facebook offre diverse impostazioni per la privacy dei post, è facile trovarle e applicarle.

P.S.2. Le consiglio qualche ricerca del suo nome su Google prossimamente. Il SEO non perdona.

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