D’Errico, torna a studiare

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In genere non perdo tempo con il Mattino ma questo articolo è emblematico dell’accozzaglia di scemenze che riescono a mettere insieme e quindi, dato che stamattina non ho niente di meglio da fare, glielo smonto più che volentieri.

Cominciamo dalla foto in alto, che il grande giornalista Aron D’Errico è andato a prendere nel mio Facebook privato, accostata a dei migranti che personalmente non conosco, non ho mai visto. La foto è stata scattata il giorno in cui abbiamo fatto l’ascesa al ghiacciaio del Robiei. Quel giorno eravamo in otto: io, mio marito, cinque ragazzi e il cane. La cosa buffa è che il braccio che mi circonda il collo appartiene a un ragazzo che per oltre dieci anni è venuto, dalla periferia di Parigi, a trascorrere le vacanze in Ticino a casa nostra tramite l’associazione Kovive. Un’esperienza che consiglio, perché a noi ha davvero tanto arricchito la vita. Negli anni sono venuti lui, suo fratello e sua sorella e noi siamo andati due volte a trovarlo a Parigi. Gli voglio bene, ma così bene, ma così bene che per me è come un figlio. (Le foto originali non posso mostrarle perché detesta essere esposto sui social).

Detto questo, la foto fa ridere perché le vacanze estive 2015 le abbiamo passate a BRONTALLO. Sì, sì, avete capito bene, a Brontallo, dove abbiamo affittato una stalla ristrutturata per 15 giorni. Niente mare, niente esterofilia per la famiglia multi-kulti Bosia Mirra ma una graziosa stalla a Brontallo, Canton Ticino. Siamo stati da Dio. La Val Lavizzara è incantevole, la consiglio a tutti. Proprio bello, riposante. Da rifare.

Poi D’Errico va avanti citando un post dello scorso anno in cui traccio un parallelo tra Ginevra e il Ticino, e inserisce foto assurde e del tutto decontestualizzate di persone armate di fucile (afro-americani?), polizia che fa perquisizioni e altre ancora attribuendo a Ginevra il primato del Cantone con la massima criminalità, tracciando un parallelismo tra migrazione e delinquenza che… è del tutto falsa e smentita dalle statistiche. D’Errico cita un articolo italiano del 2008 ma ciò che non dice è che “la statistica riguardante la criminalità in Svizzera che vedeva Losanna, Ginevra e Berna come le città elvetiche meno sicure era falsata dal metodo di rilevamento automatico in uso nei cantoni Vaud, Friburgo, Giura e Neuchâtel. Lo ha confermato il Consiglio federale rispondendo alle perplessità manifestate dalla deputata Rebecca Ruiz (PS/VD) di fronte a una hit parade che aveva suscitato clamore in Romandia. In futuro le statistiche saranno migliori.” (fonte: http://www.rsi.ch/news/svizzera/Criminalit%C3%A0-classifica-falsata-5999017.html) Ginevra è sicura proprio come le altre città della Svizzera, nonostante la multiculturalità.

D’Errico a sostegno della sua fantasiosa tesi cita un fantomatico capo della polizia senza indicare chi sia, eccetera eccetera. Il solito “giornalismo” fatto di nulla se non scemenze, illazioni. Ma la cosa che proprio mi fa morire dal ridere è la foto finale: quella in cui sono velata e posizionata tra donne che portano il niquab. Mi fa morire perché la foto è estrapolata da un momento privato molto bello, l’accoglienza di una famiglia afghana appena ricomposta dopo tre anni di separazione. Per ringraziarmi per averli aiutati mi avevano portato un vestito tipico che ho molto volentieri indossato per fare la foto. Anche in questo caso i loro visi e la loro storia resterà privata, ma è una famiglia a cui voglio particolarmente bene perché hanno una storia così difficile.

Sì, sono per la multiculturalità e amo le grandi città come Londra, Parigi, Ginevra che precorrono i tempi e mostrano che possiamo vivere insieme senza detestarci. E amo le valli e il Ticino per la bellezza, la calma, la tranquillità. Ah, che ridere: m’è appena venuto in mente un aneddoto di quella vacanza. Un giorno che faceva brutto in valle siamo scesi alla piscina di Bignasco e chi incontriamo? Una famiglia afgana residente a Chiasso. Erano in valle per una gita e non avendo soldi i bambini facevano il bagno nel fiume, che però in quel punto è freddo e non molto balneabile. E allora sai cos’ho fatto, D’Errico? Li ho invitati tutti a venire in piscina e siamo finiti a fare il pic-nic e a giocare a pallavolo come tutti. Come turisti qualsiasi. Eravamo un misto di ticinesi doc, grigionesi, afghani, arabi e ci siamo divertiti proprio tantissimo.
Strano che, a farmi male nella vita, non siano quasi mai gli stranieri ma piuttosto i nostrani. È una cosa che m’interroga. Vado in giro per i campi profughi e sono gentili. Trascorro a Como tanti giorni e sono gentili. Spendo metà della vita tra i rifugiati e sono gentili. Torno a casa e mi pigliano a pesci in faccia. Mah. È proprio un mondo al contrario.

Caro D’Errico, stai sereno, rilassati, studia giornalismo e diventa adulto. Sennò vai pure avanti così, che a furia di farmi pubblicità, la Lega non mi manderà a Ginevra ma direttamente a Berna. (faccina che ride).

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