Di Tiziano Galeazzi e di come fu inconsapevole strumento del Fato e Nemesi di se stesso

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Nemesi era, secondo gli antichi Greci, la dea che dispensava la giustizia riparatrice o punitrice rispetto ad un torto subito e soprattutto compiuto: in senso lato, è il giusto castigo per chi agisce in modo malvagio o ingiusto.

Ieri, stando a quanto riporta il Corriere del Ticino, si è delineata la Nemesi dell’UDC e della Destra in generale, con l’iscrizione nel registro degli indagati a Brescia di Tiziano Galeazzi, granconsigliere e consigliere comunale di Lugano nonché esponente dell’UDC molto in voga sui social, un personaggio tutto sommato interessante nel suo essere a volte focoso ma tuttavia elegante e mai troppo sopra le righe.

La vicenda in cui il prode Leone del Malcantone è indagato (e ricordiamo che l’iscrizione al registro degli indagati è tuttavia un atto dovuto, che coinvolge chiunque in qualche modo sia coinvolto in un’ipotesi di reato, serve appunto a dar modo di poter preparare una difesa) attiene al mondo della finanza che tocca poco noi comuni mortali, quell’universo parallelo in cui montagne di soldi passano da uno Stato all’altro tramite un gioco di scatole cinesi, finiscono alle Isole Vergini e poi tornano in Ticino. Roba che abbiamo già visto e che ha già coinvolto anche alcune personalità in Ticino, citofonare Ghiggia.

L’Indomito democentrista dal sangue andaluso si difende dicendo di aver fatto solo il suo lavoro, limitandosi a gestire un patrimonio che si è ritrovato nel suo portfolio e che aveva già superato i controlli a monte: sostanzialmente, Galeazzi sarebbe stato ignaro di come quella montagna di soldi fosse arrivata in Svizzera e di come fosse finita fra i patrimoni che per lavoro amministra. Ovviamente dubito del fatto che tale barca di quattrini sia arrivata in Ticino regolarmente dichiarata in dogana pagando quindi il corrispettivo, ma credo che di questo dubiti anche Tizianone nostro, a questo punto: certo, il dubbio uno potrebbe farselo venire prima, ma svolgendo quel lavoro immagino anche che tale prospettiva sia esclusa, non ce li vedo i fiduciari nostrani a indagare per capire se rinunciare o meno a quelle migliaia di franchi di guadagno nel dubbio che il cliente non sia pulito, in fondo non tocca mica a loro, no?

Ora, partiamo da un presupposto: il mio candido e puro parere è che Tiziano Galeazzi sia da considerarsi innocente fino a che non ci sia una sentenza, dove per innocente non intendo tuttavia esente da colpe dal punto di vista morale, se ha contribuito anche inconsapevolmente o in buona fede all’aggiramento, sia pur legale, del fisco: perché, ricordiamocelo, ciò che è legale non è necessariamente giusto, ma vivendo in uno Stato di diritto siamo giocoforza costretti a tenere distinta la questione giuridica da quella morale, è il prezzo da pagare per essere uno Stato moderno, giacchè non è possibile definire in modo certo quale sia la morale giusta e quella sbagliata, anche se anche qui qualche dubbio potrebbe venire, ma lasciamo stare.

Veniamo infine al dunque: dopo 3 mesi a far cagnare chiedendo le dimissioni di Lisa Bosia, dopo settimane a definirla una criminale, indegna del suo ruolo di deputata avendo infranto la legge, tutto questo senza che ci sia ancora stata alcuna sentenza, adesso gli amici dell’UDC si ritrovano anch’essi una bella patata bollente fra le mani. E a poco serve dire che la Bosia è stata colta in flagrante: quei movimenti di denaro da parte di Galeazzi sono là, documentati e dimostrati, è la stessa cosa.

Cosa faranno adesso i nostri prodi paladini della legalità?

Chiederanno anch’essi le dimissioni di Galeazzi dalle sue cariche politiche? O impareranno anche loro, una buona volta, che si è innocenti fino a che una sentenza di un giudice non dice il contrario?

Definiranno amici dei criminali se stessi allo stesso modo in cui hanno così definito i sostenitori della Bosia?

Si opporranno, dunque, alla loro Nemesi, o l’accetteranno passivamente supini al Fato?

Oppure, cercheranno di dimostrare che il reato contestato alla Bosia è più grave di quello contestato al BraveHeart del Ceresio, e che quindi sostanzialmente è più grave aiutare dei bisognosi piuttosto che favorire dei milionari a essere ancora più tali a spese dello Stato, ovvero nostre, evadendo il fisco e portando i capitali all’estero magari fittiziamente?

Diranno i nostri prodi che è più grave aiutare persone a muoversi piuttosto che capitali? Purtroppo, dopo che il loro amato ministro delle Finanze Mauer ha sostanzialmente detto che uno fa bene a portarsi i soldi a Panama e che sono fatti suoi (un po’ come se il Papa dicesse che è legittimo bestemmiare), credo che la risposta sia alquanto scontata.

A Tiziano io auguro sinceramente di tirarsi assolutamente fuori dai guai e di uscire pulito da questa storia: riguardo le ombre e i dubbi morali, su questo ignobile vortice di capitali che gira sulle nostre teste e che grazie al lavoro di fiduciari e amministratori di società sfugge in modo del tutto legale alla giusta tassazione, posso solo sperare che un giorno si abbatta allo stesso modo la Nemesi di cui sopra.

 

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