La Civica serve ai ragazzi o a certi adulti?

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L’insegnamento della Civica nelle scuole è ormai cosa fatta; la Commissione scolastica, con la sua recente proposta, ha definitivamente scongiurato il ricorso alle urne adombrato dall’iniziativa parlamentare generica, denominata “Educhiamo i giovani alla cittadinanza”, con promotore e primo firmatario Alberto Siccardi.

Ora, che la Civica entri, resti, si affermi, ritorni, si palesi nelle aule non turba certamente i sonni di chi da anni educa silenziosamente alla cittadinanza e all’organizzazione delle Istituzioni politiche i propri studenti. Quello che meraviglia, semmai, è che alcuni promotori di questa iniziativa hanno recentemente dimostrato di interpretare in modo del tutto personale i meccanismi che regolano l’agire politico e costituzionale del nostro Paese, con particolare attenzione al ruolo dei suoi Cittadini; e sono gli stessi sostenitori ad averli illusi che, ad esempio, fosse applicabile l’iniziativa del 9 febbraio 2014, dimenticando, o addirittura ignorando, che il testo era anticostituzionale e in aperto contrasto con gli accordi di libera circolazione, pilastro inalienabile dell’intero pacchetto di Accordi bilaterali sottoscritto con l’UE dalla Confederazione (concetto peraltro ribadito da una sentenza del TF) e sostenuto a cinque riprese in votazione dalla maggioranza dei Cittadini del nostro Paese.

Nel corso delle future, nuove lezioni di Civica potrebbe accadere che qualche ragazzo attento e più “sgamato” di altri chieda al proprio insegnante di spiegargli la ragione per cui un’iniziativa visibilmente anticostituzionale, come quella del 9 febbraio contro l’immigrazione di massa, sia stata decretata RICEVIBILE da un Parlamento che 3 anni più tardi l’ha, di fatto, asfaltata. E sempre questo brillante studente potrebbe persino insinuare che, consapevolmente, qualcuno tra quella maggioranza del Parlamento che l’aveva giudicata ricevibile nutrisse fini un tantino meno dichiarati di quelli ufficiali e, contando sull’ingenuità, sull’emotività, sull’impulsività e su una naturale propensione al patriottismo dei cittadini elvetici, sapesse per certo come sarebbe andata a finire, ma che dall’impossibilità di applicare l’iniziativa, così come concepita, egli avrebbe ricavato enormi benefici politici ed elettorali. Già, perché ora agli occhi dei votanti lui apparirà l’unico paladino della svizzeritudine, il Guglielmo Tell 2.0, il Don Chisciotte dei 4 Cantoni e quando si tratterà di tornare alle urne lui, Machiavelli redivivo, tradurrà in voti la fiele di un elettorato tradito dalla realpolitik dei vecchi partiti storici, rei di essersi nuovamente genuflessi dinnanzi all’insolente tracotanza europea.

A quel punto, il docente, avrà capito che quello studente sveglio e intelligente, quel giovane Cittadino in realtà non cerca risposte, l’educazione alla cittadinanza non gli serve perché già gli scorre nelle vene insieme a quell’inspiegabile sensazione di insofferenza nei confronti di chi, invece, il nobile concetto di educazione civica lo maltratta, volutamente lo fraintende e colpevolmente lo svilisce. Magari aggirandosi per i corridoi del Parlamento travestito da San Nicolao con la compiaciuta approvazione del primo Cittadino del Cantone.

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