La ferrovia sta perdendo il treno?

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Inquinamento, strade al collasso, polveri sottili nell’aria, asma e tumori ai polmoni. Anche questo è il portato dell’uso smodato dell’automobile, inutile girarci attorno. Davanti a questa emergenza, il minimo che ci si potrebbe aspettare è che il servizio di mobilità pubblica venga spinto, incentivato, costruito come alternativa ecosostenibile all’uso dell’auto. L’aumento dei biglietti e degli abbonamenti deciso dalle FFS va nella direzione opposta.

Filippo Contarini ha fatto giustamente notare come negli ultimi anni il prezzo dell’abbonamento generale sia letteralmente esploso, e l’ultimo aumento di 200.- lo farà arrivare alla cifra non indifferente di 3’800 franchi. Che, per un ticinese, è una mazzata niente male. Il problema, oltre all’aumento costante del prezzo dei titoli di viaggio, è cosa c’è dietro. Anzi, cosa non c’è dietro: nessuna strategia, nessuna visione. Ce lo conferma Werner Herger di ATA (Associazione Traffico e Ambiente) da noi raggiunto: “Il recente aumento delle FFS è dovuto sostanzialmente agli aumenti dei prezzi di traccia da parte della Confederazione e, naturalmente, in questo c’è un aspetto politico. Noi chiediamo di finirla. La soglia di dolore comincia a essere abbastanza sensibile.” “Deve per forza essere la politica a incaricarsi di questo cambio di mentalità, pure se dietro c’è anche una lobby potente, che va dai club dell’auto all’industria petrolifera alle case automobilistiche.”, rincara Herger. E ha ragione, perché è chiaro come, anche in questo aspetto, si ripercuotano le difficoltà che sta affrontando di questi tempi tutto ciò che è pubblico. “Se investi così tanti miliardi e non guardi neanche al futuro, che nei prossimi anni sarà completamente diverso”, continua Herger, “c’è un problema”. E il fatto è che “spandere ancora chilometri di cemento nel territorio non è un buon viatico”, conclude il responsabile di ATA.

Nessuna strategia e nessuna visione, si diceva. Eppure a un passo dal 2017 questa strategia e questa visione vanno create, implementate e portate convintamente avanti. Vanno cercate soluzioni, non sono più sufficienti le alzate di spalle. Perché, ad esempio, una volta per tutte non si sceglie la strada di un maggior finanziamento al settore pubblico, FFS comprese? O ancora, perché non si persegue la via degli incentivi a chi sottoscrive abbonamenti rinunciando all’uso dell’automobile? Ormai l’uso del trasporto pubblico non è più una scelta di principio o ideologica, ma dettata dalla comodità, dalla necessità. E, nonostante ciò, ci sono interi paesi vicino a Lugano dove il servizio di trasporto pubblico è quasi inesistente.

Fare queste considerazioni mentre si scopre, grazie a Repubblica, che a Copenhagen ci sono più ciclisti che automobilisti (265’200 contro 252’600) fa pensare alla lunga strada che abbiamo davanti. Ma è una strada che, volenti o nolenti, dobbiamo iniziare a percorrere.

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