Lettera aperta a Giorgio Giudici

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Di

Caro signor Giudici,

che peccato vedere un signore elegante come lei, coi suoi mustacchi dignitosi e lo sguardo da lord inglese, scadere in questo linguaggio da trivio. Sono un po’ arrabbiatino, poco poco, ma è un vero peccato sotto Natale, dove dovremmo tutti essere più buoni, vedere tanto astio debordare dai social come schiuma dalla birra.

Lei ha detto che l’attenzione mediatica nei confronti di Lisa Bosia Mirra le ha rotto i corbezzoli. Non ripeto quella brutta parola che lei ha usato e che rappresenta, nel linguaggio popolare, le gonadi riproduttive dei maschi della nostra specie.

È però strano che tutta questa attenzione mediatica, quando era rivolta a lei, non le desse fastidio in quello sfolgorante passato dove lei dirigeva Lugano con pugno di ferro. Quella stessa Lugano che lei, con il suo amico Giuliano Bignasca, ha lasciato in braghe di tela e che il povero Borradori ha dovuto cercare di risollevare.

Lei, massone, arciarchitetto, appaltatore, cementificatore, distributore di prebende, insomma, un po’ signore feudale, ha fatto il bello e il brutto tempo, con il disinteressato aiuto dei suoi compagni, nell’arco di trent’anni. Sembra ora, che è fuori dai giochi, che sia un po’ invidioso dell’attenzione che suscitano gli altri. Lei d’altronde non è mai stato una persona pietosa e gentile. Sperare che capisca cosa muove persone come Lisa Bosia è un po’ pretendere che un cappero capisca la fisica delle particelle. D’altronde, lei è quello che ha scacciato donne e bambini rifugiati, ospitati su ordine delle autorità cantonali, da un motel di Lugano perché la infastidiva l’idea che il “salotto buono” della sua città fosse “invaso” da persone di colore.

Beh, adesso quel salotto sta andando un po’ a ramengo a causa dei prezzi folli, figli anche della scriteriata politica degli ultimi decenni, ed è anche un po’ colpa sua. Lugano senza soldi che sta perdendo i commerci, la sua Lugano sembra poco in salute, mentre Bellinzona vede aumentare il turismo del 20%. Che smacco, Giorgio.

Lisa Bosia è stata premiata per il suo lavoro, lei invece comincia ad essere dimenticato dalla gente e, da quando non ha più in mano le leve del potere luganese, diciamocelo signor Giudici, lei non conta più un cazzo. È brutto diventare vecchi e capire che quelli che ieri ti leccavano i piedi adesso ti guardano con sufficienza come un povero vecchietto da ricovero. Ma noi siamo buoni e pensiamo che in quell’anima nera una lucina, seppur flebile, esista. Ecco, facciamo appello a quel lumicino. Non è troppo tardi per diventare buonisti, ce lo insegnano anche il meraviglioso Canto di Natale di Dickens e il suo mister Scrooge.

Buone feste signor Giudici.

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