Ma avete il coraggio di ammettere che avete sbagliato?

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Il dietrofront di Rösti lo conferma: il 9 febbraio è in realtà una farsa. Da più parti, ormai, si ha il coraggio di dirlo. Anche in ambiti insospettabili di simpatie a sinistra, si fa vieppiù strada l’opinione che l’UDC ci abbia tutti presi per il culo sapendo di farlo e che quelli che soprattutto da noi hanno sostenuto strenuamente l’iniziativa siano stati perfettamente coscienti di che fregatura fosse. Poco tempo fa avevamo già scritto spiegando la logica stringente che ci costringe a votarli, ‘sti benedetti Bilaterali. Anche il buon Pontiggia, sul Corriere di ieri ha scritto:

“Alla volontà popolare (…)non viene quindi dato seguito. Il perché, è stato più volte detto dal Consiglio federale e dai parlamentari non UDC: tetti e contingenti massimi sono incompatibili con l’Accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone. Democrazia diretta calpestata, dunque? Il problema – e questo i fautori del 9 febbraio lo dimenticano sempre – è che anche la libera circolazione delle persone è volontà popolare. I Bilaterali sono stati decisi nel nostro Paese non dalle élite o dall’establishment (men che meno sono stati imposti da Bruxelles), ma dai cittadini. E non una volta sola, bensì in almeno tre occasioni esplicitamente e in altre due implicitamente. I bilaterali – giova ripeterlo – sono volontà popolare almeno tanto quanto il 9 febbraio. Da dove allora nasce l’inghippo? Nasce dal fatto che l’articolo costituzionale contro la cosiddetta immigrazione di massa non chiede di abolire l’Accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone, ma di adattarlo dopo una trattativa con l’UE. (…). L’iniziativa votata il 9 febbraio 2014 non impone affatto di uscire dai Bilaterali. Quella non è la volontà espressa dai cittadini, che invece, come detto, si sono in più occasioni espressi a favore della libera circolazione. L’UDC è ben cosciente di questa lacuna della sua iniziativa, tant’è che ha successivamente presentato alle Camere un atto parlamentare per porvi rimedio. (…) Se dunque si vuole uscire dai Bilaterali (ma su questo punto la posizione dell’UDC e dello stesso Blocher è ambigua) bisogna passare da un nuovo voto popolare.”

Il Primo d’agosto del 2015, Bertoli disse proprio questo: bisogna rivotare per i Bilaterali. Cosa che oggi, stranamente svegliatisi da un sonno profondo, tutti dicono. Bertoli fu minacciato di morte, insultato, l’UDC aveva inoltrato un’interrogazione parlamentare insinuando che le sue dichiarazioni fossero inopportune, da tutte le parti insulti e strali.

Pochi giorni fa, lo stesso Rusconi rincarava la dose dicendo che l’UDC era perfettamente consapevole che quella del 9 febbraio fosse una votazione fuffa e che difficilmente si sarebbe potuta applicare e che era stata un’operazione di mero marketing politico.

Oggi l’ovvio è sotto gli occhi di tutti. Ma nessuno si scusa, nessuno dice “ho sbagliato”, nessuno ammette l’errore fatto si spera, davvero, in buona fede. I grandi fustigatori e difensori della “volontà popolare” sono scomparsi. Che strano.

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