Non ci avranno mai

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La giornata era iniziata nel migliore dei modi: un lunedì mattina freddo, ma un ultimo sforzo prima delle vacanze natalizie. Guardo fuori dall’ufficio, inizia a nevicare. Certo, a me fa schifo la neve, mi dà enormemente fastidio, ma penso ai miei bimbi e immagino le loro facce estasiate, attaccate alle finestre dell’asilo, con il fiato che appanna i vetri. La neve a Natale… e tutto sembra più bello, più magico. Si sta creando quell’atmosfera giusta per questi ultimi giorni d’avvento.

Succede poi che un pazzo spara e uccide l’ambasciatore russo ad Ankara, e non è buon segno: in una circostanza del genere cent’anni fa partiva la Prima guerra mondiale, ma fuori nevischia ancora, non senti alla radio frasi tipo “pesanti ripercussioni da parte di Mosca” e mi dico che forse nevica anche al Cremlino. Torno a casa a cena, i bimbi mi vengono incontro ancora entusiasti della bianca visione, accendo alla tv e una sparatoria vicino a un centro islamico di Zurigo mi fa già premere sul pulsante rosso del telecomando e torno a giocare con i miei bimbi che immaginano già metri di neve sui quali rotolarsi e fare pupazzi… per la gioia mia di doverla spalare tutta.

Con mia moglie metto i bimbi a letto, c’è aria di Natale in casa, scriviamo gli ultimi biglietti, impacchettiamo di nascosto l’ultimo regalo. Ad interrompere la poesia uno sguardo allo smartphone, i link su Facebook, i commenti in twitter, il mondo entra potentemente in casa nostra. L’attentato a un mercatino di Natale nel centro di Berlino con un camion. Tornano alla mente le scene di Nizza, ma anche di Monaco. Stavolta la tv l’accendo, seguo, cerco di capire. Nessuno ci capisce molto, è solo un susseguirsi di descrizioni di eventi che abbiamo già sentito e abbiamo già visto troppe volte quest’anno. Fuori dalla finestra non c’è più neanche l’idea della neve di stamattina, si è dissolta, come lo spirito del Natale che tanto è caro ai miei bimbi. A questo punto però dico NO. Stasera i terroristi, a pochi giorni dal Natale e a poco più di una decina di giorni dal capodanno, hanno voluto ricordarci che possono colpirci ovunque, quando e come vogliono. In quella Germania dove tutto era iniziato con le violenze di Colonia proprio a S.Silvestro. Ci vogliono annientare nell’animo, far morire il nostro spirito ancora prima di ammazzarci fisicamente. Io non ci sto, io voglio resistere.

Spengo la tv. Salgo le scale e mi affaccio alla camera dei bambini. Ecco il motivo per cui vale la pena resistere. Che futuro sarebbe se facessimo crescere nella paura i nostri figli? Non avremmo futuro. Dei bombardamenti in Bosnia, una mia collega, all’epoca bambina, ricorda soltanto delle storie e delle canzoni che sua madre le narrava nel sottoscala dello scantinato dove si rifugiavano. Questo vuol dire dare futuro.

Quando ci sveglieremo apriremo un’altra casella dell’avvento, prepareremo la stanza degli ospiti per i nonni che vengono a passare il Natale da noi. Staremo insieme, apriremo i regali, andremo a visitare presepi e mercatini. Non per indifferenza, ma per spirito di resistenza: un atto di forza civile, un atto di vita. Me lo riprometto mentre scrivo queste righe: non ci avranno mai. Guardo fuori dalla finestra un’ultima volta, forse riprendere a nevicare.

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