Pagelloni del GAS 2016: Lo Sport

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Non potevamo esimerci dal prendere in considerazione una delle categorie più amate e seguite. Qui troverete personaggi, ma anche team che in bene o in male si sono contraddistinti nel corso di questo 2016. Lo sport visto dal Gas. Buona lettura!

LARA GUT: E dopo Michela Figini ecco che il coppone di cristallo torna in Ticino grazie alla biondina di Comano. Gara dopo gara Lara ha saputo sbaragliare la concorrenza, anche se l’uscita di scena prematura di Tina Maze, Anna Fenninger e Lindsey Vonn per infortunio hanno tolto gran parte dello spettacolo. Un po’ come vincere un giro di tombola mentre gli altri son tutti al cesso. Sta di fatto che Lara la Coppa l’ha portata a casa ed è rimasta la Lara di sempre, una spacca popolo. Lara la ami o la odi, chi la idolatra e chi la trova snob. Aspettiamo che il 2017 le dia delle conferme. VOTO 4,5

FABIAN CANCELLARA: Guardare la carriera di Spartacus è come guardare una saga epica, tonfi e trionfi si alternano in maniera spasmodica, tanto cade e tanto si rialza. Al suo atto conclusivo Fabian conclude la saga nella maniera migliore, entrando di diritto nell’Olimpo dello sport con l’oro olimpico nella sua cronometro. Con il sorriso che lo ha contraddistinto sempre, Cancellara attacca la bici al chiodo. Divino. VOTO 5,5

CLAUDIO RANIERI: Scommettere sul Leicester di Ranieri ad inizio stagione era un investimento a fondo perso: 5000 a 1. Eppure oggi chi ci ha scommesso una sterlina si gode un gruzzoletto ragguardevole. Sir Claudio, con il suo inglese stentato e le sue poche parole ha compiuto il miracolo con una rosa composta per perseguire una salvezza. Un miracolo sportivo che ha ridato ai romantici dello sport una speranza, un’immagine idilliaca per chi ancora crede nello sport imprevedibile e nella sfericità del pallone. Grazie Claudio. VOTO 6-

ZDENEK ZEMAN: Il boemo porta a Lugano entusiasmo per una stagione, salva la squadra in Campionato e arriva a una finale di Coppa inaspettata. Peccato che la dimensione Lugano non sia nelle sue corde e se ne va, un raggio di luce nel grigiore del calcio elvetico. Forse supponente, ma mai scontato. Semplicemente Zeman. VOTO 4,5

VLADIMIR PETKOVIC: La Nazionale ha affrontato un Europeo discreto, si cerca quel salto di qualità che dal 1994 ancora manca alla Nati, gli ottavi iniziano ad essere stretti per il potenziale messo in campo. La seconda metà dell’anno ha visto una Nazionale più compatta, ben costruita e ben messa in campo e il punteggio pieno del girone davanti al Portogallo ne è la conferma. Petkovic fa spesso discutere per il suo attaccamento al Ticino e a Lugano, dove prepara spesso le partite sul campo di Cornaredo, ma che dire finché i risultati gli danno ragione? Vlado, uno di noi. VOTO 5

CRISTIANO RONALDO: Vincere la Champions con il Real Madrid poteva rientrare nei piani, ma vincere l’Europeo con il Portogallo, superando pure una leggenda come Eusebio, CR7 forse non l’aveva messo in conto. La finale lo trova infortunato dopo pochi minuti, il resto della gara Crisitano la guarda dalla panchina e lì capisci quanto un campione sia tale nel momento in cui non gioca, ma è in campo comunque. Il quarto Pallone d’oro è solo una conseguenza di un annata strepitosa, con una media realizzativa aliena e comunque a servizio della squadra, sia questa il Real o la nazionale. Alieno. VOTO 5+

MICHAEL PHELPS: 23 ori, 3 argenti, 2 bronzi. Stiam parlando di medaglie olimpiche. A 30 anni, padre di famiglia mette anche lui la parola fine a una delle carriere più straordinarie con 5 ori e 1 argento. Nulla da aggiungere. VOTO 6

HC LUGANO: Parte in sordina con un coach Fisher che non troverà mai l’amalgama giusta. Arriva Shedden e la musica cambia. Finisce quarto in regular season e durante i playoff macina partite e avversari fino alla finale col Berna attesa 10 anni. Il Ticino torna a farsi sentire nell’hockey nazionale. Peccato essersi fermati all’ultimo atto. Da riprovarci. VOTO 5-

HC AMBRI PIOTTA: Io neanche ne parlerei, ma per par condicio bisogna farlo. Che vi devo dire? Ennesimo anno da play out, a cercar salvezza laddove salvezza non ce n’è. L’Ambrì rimane quasi solo un’allegoria dello sport, la favola del piccolo club di valle che tiene testa alle grandi città ha un fascino immutato, ma il tempo di vivere solo di poesia sta scadendo. VOTO 3

IL DOPING RUSSO: L’accusa di doping di Stato è pesante, il CIO però decide di non decidere e lascia alle singole federazioni sportive decidere. Con i russi decimati alle Olimpiadi (e le paralimpiadi) non sono le stesse. Trent’anni dopo si respira aria di guerra fredda, almeno sportivamente parlando… per ora. Un pasticcio sportivo, diplomatico e umano. Che serva da lezione. A tutti. VOTO 2

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