Preventivo, il Governo nel caos!

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Sono stati inutili i richiami alla responsabilità del capogruppo PLR Alex Farinelli. I liberali rimangono da soli con un pugno di leghisti, o di mosche piuttosto. Tutti bocciano tutto, sia il rapporto di maggioranza che raccomandava di approvarlo, sia quello di minoranza che proponeva di bocciarlo. Un’impasse che non si presentava dal 1921. Quasi un secolo di preventivi approvati ha gettato nel panico un po’ tutti: in Parlamento si respirava uno smarrimento generale anche perché, alla fine, la sinistra boccia per un motivo e la destra per un altro.

 

Il clima però è indicativo di come sia difficile conciliare idee politiche e di gestione diametralmente opposte e troppo spesso a sfavore del ceto medio basso.

Un altro fatto interessante è la fuga in avanti di Boris Bignasca, che ha lasciato spiazzati i suoi.

Ed è in seguito al voltafaccia del figlio del Nano che i PPD si sono riuniti per decidere a loro volta di bocciare il preventivo. Quando Fabio Bacchetta Cattori ha preso la parola, nell’aula s’è fatto insolitamente silenzio. L’esponente pipidino, dando voce all’esasperazione di molti, ha (ci si scusi il bisticcio) bacchettato la Lega asserendo che il movimento di via Monte Boglia debba smetterla di giocare al governo e all’opposizione con due Consiglieri di stato, e così anche i PPD hanno sgambettato il lavoro del Governo.

In tutto questo bailamme, la spaccatura che si era già presentata precedentemente all’interno della Lega si allarga sempre più. Prima con la proposta di Bignasca di ridurre i parlamentari da 90 a 60, assecondata solo da altri quattro suoi correligionari. Poi con la tassa sul sacco di Zali, a cui Boris aveva contrapposto l’iniziativa e la raccolta di firme per abolirla. In serata sono arrivate le dimissioni dalla Gestione di Foletti, che ha ammesso di non essere più in grado di rappresentare tutto il movimento. Subito dopo, a coronare il tutto, in un’intervista al Quotidiano della RSI, Boris Bignasca si è espresso così, cadendo in un lapsus freudiano: “il mio voto è uno su novanta, gli altri dovranno prendersi le conseguenze…”

Che tradotto significa: vediamo come votate e poi prenderò i miei provvedimenti. Appare evidente che la Lega è di fronte a una resa dei conti, dove Boris Bignasca sta forzando la mano per far capire chi comanda tra lui e i due ministri eletti. Staremo a vedere se la spaccatura diventerà più profonda o i leghisti obbedienti come al solito faranno quadrato.

Oggi in Parlamento il seguito della querelle.

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