Se Gesù fosse nato in Ticino

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In quel tempo un decreto dell’Imperatore Norman Augusto impose che tutti i lavoratori provenienti dalle province fuori dall’impero presentassero l’estratto giudiziale per proseguire nella loro attività, richiedendolo nel proprio paese d’origine.

Giuseppe, residente nelle terre insubriche di Nazarate sul Giordano, ma originario di Bignasco, dovette partire per la ridente località ticinese insieme a Maria, sua moglie, che era incinta. Giuseppe partì di buon mattino ma già a quell’ora la coda per la dogana di Bizzarone era chilometrica. Giunse ormai nel pomeriggio alla sua destinazione. Fattosi registrare e ottenuta la documentazione richiesta dal decreto, Giuseppe e Maria ripresero la strada verso le terre della pianura, ma già al dosso di Taverne un veicolo in avaria provocò colonne. Intanto si compirono per Maria le ore del parto. L’uscita di Lugano Sud fu presa d’assalto dai peccatori dello shopping compulsivo, l’uscita di Melide era chiusa per lavori e la colonna sul ponte diga continuò imperterrita. Si fece sera, lo svincolo di Mendrisio era l’ultima possibilità e al terzo tentativo Giuseppe imbroccò la nuova uscita verso Stabio, mentre il serpentone di luci rosse proseguì verso il Gaggiolo. Maria non ce la faceva più, e Giuseppe decise allora di prendere la prima uscita dirigendosi verso Rancate. Trovarono finalmente posto in un capannone in disuso, perché per loro non c’era posto nell’albergo, anzi, manco c’era l’albergo a Rancate. Maria diede alla luce un maschio, lo avvolse in fasce e lo depose in una cassetta vuota di Zalando. Scese sopra ad egli una luce dal cielo, l’elicottero delle Guardie di confine li aveva già individuati. C’erano nella zona alcuni migranti del vicino centro d’accoglienza, incuriositi si avvicinarono e, visto il bambino, condivisero le loro coperte: Poverini, noi almeno stanotte dormiamo su una branda. Da dove venite? -Italia- disse Giuseppe. Frontaliere? -Sì- rispose Giuseppe, -ma stasera siamo tutti sulla stessa barca.- A quel dire i migranti si allontanarono apostrofando Giuseppe con parole non proprio gentili.

Giunsero da terre lontane anche tre Magi: Beltrassarre, dalla città sul Ceresio, Vittare dalle pianure autarchiche di S. Antonino e Melchior, giunto clandestinamente dalle terre d’Oriente. Giuseppe chiese: Beltrassarre porti forse tu l’incenso? No, rispose il magio, un po’ mogio – l’ennesimo innalzamento dei premi di cassa malati ha tagliato anche sulle cure alternative, quindi niente più aromaterapia. Giuseppe ci rimase male, perché l’incenso lo rilassava, chiese dunque al secondo Re: Vittare, porti forse tu dell’oro? No, rispose la testa coronata con aria sconsolata – I tagli sulle spese del cantone non ci permettono più di versare l’assegno di prima infanzia in gettoni d’oro, però ho dei gettoni per l’autolavaggio. Giuseppe iniziò a incattivirsi perché con l’oro avrebbe potuto finalmente azzerare il mutuo della casa. Irritato, Giuseppe si rivolse a Melchior: e tu almeno la Mirra l’hai portata? No, rispose Melchior con gran dolor e un po’ di timor – è la Mirra che ha portato me, facendomi entrare dal valico di Clivio che non c’è mai un cazzo di nessuno. I due re (Melchior intanto era già stato intercettato dalla Polca e fatto rientrare in Italia), rientrando verso nord, incapaci di interpretare il nuovo svincolo di Mendrisio, non avvisarono il Re dei momò Massimiliano il Grande che intendeva recarsi anch’egli dal bambino, ma per eliminarlo. Saputo del tradimento Massimiliano ordinò l’uccisione di tutti i rifiuti della società. I suoi sgherri setacciarono casa per casa il regno di Mendrisio squarciando ogni tola dal rüt che trovarono, causando così l’ira del Governatore Zali, che non ebbe più nulla da tassare.

Giuseppe, intanto, fu avvertito da un securino del pericolo incombente e gli fu consigliato di scappare. -Mettetevi in fuga! – li apostrofò l’agente –Ma che fuga e fuga d’Egitto! – disse un Giuseppe ormai sull’orlo della crisi di nervi. Ma Giuseppe era un buon uomo, accettò il consiglio e ripartì con Maria e il bambino trovando finalmente rifugio nell’enclave di Campione d’Italia.

La domenica successiva il famoso settimanale Il Papiro della domenica, redatto dallo scriba imperiale Laurentio Quadri riporta la vicenda: “Un frontaliere della vicina BarbarItalia, recatosi sulle nostre terre senza la giusta documentazione, attardandosi con la sua sposa incinta (di chi poi vai a sapere) è stato visto a stringere rapporti con l’accozzaglia di rifugiati presso il Centro di Rancate. Del resto chi s’assomiglia si piglia. Giungono voci che in quel mentre la signora abbia avuto anche la faccia di tolla di sfornare il bambino che teneva in grembo, frutto di chissà quale peccato libidinoso, oltretutto di origine straniera. Malgrado le assidue ricerche dei nostri tribuni la coppia sembra essersi rifugiata nella ignobile enclave di Campione. Da segnalare inoltre il fermo e il rimpatrio di tale Melchior, sedicente re d’oriente, entrato clandestinamente. Noi vigileremo!”

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