Un racconto di Natale (Prima parte)

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Il vecchio presule si avvicinò coi suoi passettini esitanti al grande letto a baldacchino e si sedette con un sospiro. Si sentiva addosso i suoi quasi 90 anni. 90 anni in cui aveva servito la chiesa e in cui era riuscito anche a contribuire alla sua svolta conservatrice. Adesso quell’Argentino stava rovinando tutto il suo lavoro. Bah, a volte si domandava se ne era valsa la pena. I giochi politici, i sotterfugi, le manipolazioni. Adesso a 90 anni, vedeva tutto più annebbiato, eppure più cristallino.

Si sfilò le pantofoline dando dei calcetti coi piedi, e si sdraiò sul materasso scostando le coperte.

“Verdammt! Ho sempre fretto ai piedi!” pensò.

Si sistemò meglio che poteva per non sentire il dolore all’anca che lo perseguitava da qualche settimana e si tirò le coperte sotto il mento.

Chiuse gli occhi e intraprese i circoli di pensieri che lo portavano al sonno. Usava le preghiere come un training autogeno. Di solito ci metteva una mezz’oretta, mica male per la sua età. In poco tempo i pensieri si facevano più ballerini e meno lucidi.

Un rumore improvviso.

Aprì gli occhi nel buio, forse era una sua idea. Ristette un attimo prima di richiudere gli occhi e riprendere il filo dei pensieri che lo avrebbe portato nel mondo dei sogni.

Di nuovo.

Come di qualcuno che avesse spostato il peso da una gamba all’altra, facendo scricchiolare il vecchio assito della casa di riposo per sacerdoti.

Ma nella stanza non c’era nessuno, Suor Luttgarda era già a letto pure lei.

Un colpo di tosse, strappò il silenzio della stanza come se fosse un panno di velluto.

Il suo cuore fece un balzo nel petto.

Trafficò con le coperte in preda a una frenesia adrenalinica e cercò con le dita tremanti l’interruttore del piccolo paralume damascato accanto al letto. Coi gesti scomposti fece cadere il breviario a terra e il bicchiere d’acqua pieno che la sua badante lasciava ogni sera si infranse al suolo.

Il lume si accese improvvisamente.

Gli occhi ci misero un po’ ad assuefarsi, anche se la luce era fievole e giallastra. Sondò la stanza e vide, vicino alla grande finestra, due stivali neri, lucidi. Salendo con lo sguardo, dei bordi bianchi di pelliccia e dei pantaloni rossi, il resto della figura era scomposto nell’ombra.

“Chi è li!” pronunciò con voce strozzata.

“Dite supito chi siete o crido!” proseguì in preda all’inquietudine, quella tipica dei vecchi, fragili e paurosi.

(1. continua domani)

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