Un racconto di Natale (Terza parte)

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Se te le sei perse, leggi la prima parte e la seconda parte.

Babbo Natale era improvvisamente diventato serio, i suoi occhi cristallini, prima tanto benevoli, ora sembravano spilli che traforavano l’anima facendone tanti pizzi di ghiaccio. Joseph si sentiva nudo di fronte a quell’uomo, come all’inizio, quasi settant’anni prima, quando si era fatto prete, credeva ancora in Dio e l’entusiasmo lo pervadeva di sacra luce. Joseph sapeva che doveva confessare tutto a quell’uomo barbuto. Sapeva in quell’istante che non c’era quartiere, non avrebbe potuto fuggire.

Papa Ratzinger, passò metà della notte a confessare a Babbo Natale tutte le cose che aveva fatto, le corruzioni, i maneggi per diventare Papa, lo sfruttamento del povero Wojtyla quando era mezzo rimbambito, le porcherie della Congregazione per la dottrina della fede che aveva diretto e i soldi incamerati con l’Opus Dei e usati per i suoi fini. Alla fine della nottata, si sentiva più leggero, quasi felice. Era grato a quell’omone comprensivo che lo aveva ascoltato con partecipazione per tutto quel tempo. Erano anni che non si sentiva cosi allegro.

Joseph Aloisius Ratzinger sorrideva con serenità, mentre osservava l’omone seduto sulla poltrona Luigi XVI di fronte a lui. Babbo Natale taceva e lo guardava negli occhi, sembrava immobile, senza vita quasi. Ratzinger cominciava a sentirsi a disagio quando l’altro parlò.

“Allora sei stato cattivo”

Joseph perplesso lo fissò, dopo qualche istante rispose: “ cattifo? Non saprei. Io ho fatto cose cattife si, ma anche cose puone, e credefo daffero che la chiesa afesse bisogno dti me per ritrovare la sua strata”.

“Sei stato cattivo”

Il disagio di Ratzinger cominciò a mutare in un freddo latente e in brividi lungo la schiena.

“Dovrò portarti il carbone” mormorò Babbo Natale, mentre i suoi occhi sembravano affossarsi e perdere il lucore argenteo, mentre la polvere luminosa intorno a lui diventava spenta e opaca.

“Tanto carbone”.

(3. continua e finisce domani)

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