A volte ritorniamo

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L’Epifania tutte le feste si è portata via, ci si sono messi anche il sabato e la domenica a rincoglionirci, e la settimana della ripresa sta facendo più paura di Donatella Versace in primo piano. Anche chi ha lavorato durante queste due ultime settimane ha vissuto in una sorta di bolla spazio-temporale, ma ora deve tornare a fare i conti con numeri, traffico, velocità consuete. Attenzione.

Come eravamo partiti. 23 dicembre, weekend di Natale in arrivo: pacchettini da distribuire, panettoni da tagliare, dolcetti da regalare, presepe in pieno spolvero, albero rigoglioso, feeling da ultimo giorno di scuola. Eccitazione ai massimi livelli, in equilibrio tra i sonnellini che si prospettavano e gli “eventi” in arrivo, tavolate incluse, ma comprese anche piccole gite, sere al cinema, pomeriggi poltronissimi davanti alla tivù.

Eravamo partiti con le migliori intenzioni, come ogni anno: mangerò ma senza abbuffarmi, utilizzerò il tempo libero per fare le cose che mi appassionano, leggero ventidue libri, farò visita agli amici ed organizzerò più di una cena per riunire la famiglia. Non elenco nemmeno per ridere i propositi di fare più moto o sistemare la casa. Ci siamo capiti.

Ed ecco. Guardiamoci adesso. Il presepe è devastato dal gatto e dai figli dei vicini che hanno masticato (tutti, a turno) i piedini delle pecorelle; l‘albero va smontato, ma sta provvedendo a smontarsi da solo perché, siccome quest’anno lo avete voluto vero, gli aghi lentamente si sono depositati per terra. Alcuni sono finiti persino sul divano, e vi pungono il sedere. Avete distribuito i pacchetti, ma in cambio ne avete anche ricevuti, ed ora non sapete dove mettere quel bruttissimo set da the che vi ha regalato la zia Silvia o quell’orrenda ciotola “portatutto” che farete sparire perché non porti nulla.

In più, dopo la soddisfazione del taglio del primo pandoro e di quel panettone buonobuono che vi ha regalato l’amico buongustaio e vi siete sbafati a Santo Stefano, avete accumulato: tre panettoni, due pandori, quattro torroni, due scatole di cioccolatini, i biscotti di Natale che non avete finito nelle “consegne” e siete stufi di mangiare a colazione… ed un’alta piccola collezione di dolcetti arrivati da chissà dove, o direttamente germogliati nella vostra credenza.

Non siete stati attenti a quello che mangiavate, perciò adesso vi sentite costantemente appesantiti e, al solo pensiero di aprire quel panettone, siete nauseati. Tuttavia avete fame, e il dialogo tra l’angioletto su una spalla e il diavoletto sull’altra è al momento una rissa in cui uno ha il labbro spaccato e all’altro sanguina il naso.

In due settimane di relativi ozii, non avete mosso un dito: di tutti i propositi di gite, serate al cinema, cene con gli amici, vi è rimasta solo quella sera che avete accettato un invito per un’orrida partita a Trivial (e siete tornati a casa con due chili di spagnolette nella pancia)… ed avete anche fatto una figura barbina perché non sapevate quale squadra ha vinto il campionato messicano nel 1994. Non avete voglia di fare una mazza, anche perché avete messo sulla pancia il grasso di una colonia di foche della Terra del Fuoco, ma tutto intorno a voi reclama attenzione e un po’ di impegno.

Poi andate al lavoro e vedete quella collega che non ha messo su un grammo, anzi, è abbronzata: vi dice che il suo LUI l’ha portata (“facendomi un regalo inaspettato!”, cinguetta con le sue corde vocali sottosviluppate) per una settimana al caldo. Voi fate finta di niente, ma sapete che sono andati alle Maldive, e ti viene in mente che anche tu avevi guardato tanto per, scoprendo che partire durante le feste per quei posti lì costa tre volte che durante il resto dell’anno. La odi, ovviamente, e odi ancor di più il fatto che lei sia di una gentilezza svenevole. Una gentilezza MAGRA, cazzo.

Coraggio, ce la possiamo fare. Dopo questa settimana schifosa, di sofferenza, pulizie extra, scatoloni in cui riporre pastorelli e re Magi, fili interminabili di lucine, palle di vetro (e testicoli di cristallo), tutto tornerà normale. Là dove c’erano gli aghi del pino maledetto tornerà il tappeto, la collega abbronzata sbiadirà, il ritmo della sveglia non sarà più una tortura mortale (solo una tortura) ed arriveranno altri piccoli momenti di diletto, non tutti assieme, di cui godere.

Andremo anche noi, un giorno, forse, chissà, può essere, alle Maldive. E forse a 80 anni impareremo che a Natale ci si può anche non ingozzare come tacchini, qualcosa arriverà a farci capire come gestire il tempo libero prendendo noi il comando e non lasciando che lui ci trascini nelle rapide del fancazzismo che fanno sembrare 10 giorni due ore.

Il creatore diede le festività natalizie, il libero arbitrio del creato le buttò nel cesso con sommo gaudio ed accumulo calorico. Buona ripresa a tutti. E, se andate in vacanza a febbraio, magari nell’Oceano Indiano, non fatecelo sapere.

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