Che allenatore sarà Paolo Tramezzani?

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Paolo Tramezzani è un duro, lo si è capito subito. Non si ride, si corre. E qui torniamo alla grande domanda: un allenatore deve essere un sergente di ferro o essere empatico con la sua squadra?

Il Lugano, questa domanda, dovrebbe farsela soprattutto guardando ai suoi due ultimi allenatori: il glaciale Zeman e il gioviale Manzo. Abbiamo passato tutta l’estate e tutto l’autunno a leggere interviste entusiaste della squadra riguardo al clima in spogliatoio grazie ad Andrea Manzo. E sempre dell’ex allenatore luganese ricordiamo le lacrime dopo la vittoria a Berna contro lo Young Boys, i sorrisi, l’apertura. Eppure i risultati ottenuti da Manzo non si spostano più di tanto da quelli raggiunti dal vituperato Zeman. E quindi? Meglio sergente di ferro o empatico?

Pep Guardiola è uno che sebbene non si faccia tanti problemi a spedirti in tribuna se gli stai sulle palle è molto, molto empatico. Porta al cinema i giocatori, ci mangia insieme: poi è un pazzo, schiera schemi che neanche a Football Manager e va beh, ma di empatia ne ha. Carlo Ancelotti idem: quando c’è da urlare urla, ci mancherebbe, però è sempre disponibile, scherzoso, un vero emiliano. Per non parlare di quel burlone di Jürgen Klopp, che zompa addosso ai giocatori dopo i gol, ride di continuo, scherza ed è un battutista nato.

Poi ci sono quelli come Fabio Capello, Josè Mourinho, Arsène Wenger o Louis van Gaal, quelli che lavorare-lavorare-lavorare, quelli che un sorriso forse quando vinci una coppa, quelli che ripetute nei boschi come se non ci fosse un domani e i cari vecchi gradoni dello stadio tanto cari a Zeman. Quelli che il sacrificio prima di tutto, che l’allenatore comanda e il giocatore esegue.

Come sarà, alla sua prima esperienza da capoallenatore Paolo Tramezzani? Intanto, va detto, l’uomo è competente. Pacato, preparatissimo, colto, conosce veramente il calcio. Ma che tipo di allenatore sarà? Che tipo di allenatore serve ai giocatori e alla piazza? Che tipo di allenatore, finalmente, farà tranquillizzare l’irrequieto Renzetti?

Auguri, Paolo. Siamo con te.

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