Chi aveva ragione sull’amnistia fiscale cantonale?

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Christian Vitta ha risposto all’interpellanza che chiedeva al Consiglio di Stato informazioni sull’esito avuto dall’amnistia fiscale federale alla fine del 2016. Più di 4 miliardi di franchi, frutto di 2’680 autodenunce. Tra incasso delle imposte e gli interessi sulle autodenunce, il cantone, di questi soldi, incassa più o meno 200 milioni. Cifra destinata a salire nel 2017 con le prossime autodenunce che, quasi sicuramente, arriveranno.

L’amnistia fiscale cantonale annullata dal Tribunale federale avrebbe portato, secondo il Consiglio di Stato, autodenunce per un miliardo: siamo già al quadruplo, e senza il maxi sconto del 70% previsto dall’amnistia cantonale. Da una perdita di 150 milioni per il Cantone e 100 per i comuni, siamo arrivati a questo lusinghiero dato. Merito anche di Pelin Kandemir Bordoli che, a nome del PS, presentò il ricorso al Tribunale federale. “Avevamo ragione sia sul piano giuridico che su quello finanziario” – ci dice da noi raggiunta la deputata socialista. “Grazie al ricorso che abbiamo presentato al Tribunale Federale abbiamo affossato la proposta di amnistia cantonale che era ingiusta da un punto di vista della parità di trattamento tra i cittadini (a chi aveva evaso il fisco veniva concesso uno sconto del 70%) ed era anche completamente sbagliata da un punto di vista finanziario.

Il Consiglio di Stato ci ha fornito i dati e questi sono molto chiari: dopo la bocciatura dell’amnistia cantonale, attraverso lo strumento dell’autodenuncia esente da pena, lo Stato ha incassato 397 milioni. Solo di imposte cantonali ne abbiamo incassati 193 milioni” – continua Kandemir Bordoli – “se fosse passata la proposta di amnistia cantonale, il Cantone avrebbe rinunciato al 70% accontentandosi di incassare 58 milioni. La stessa cosa vale ovviamente anche per le casse comunali. Rinunciare ad incassare 135 milioni sarebbe stato un atto di irresponsabilità che oggi avrebbero dovuto pagare tutti i cittadini e le cittadine.”

Con i referendum sui tagli e sulla Riforma III delle imprese alle porte, con altri 20 milioni di tagli voluti dalla maggioranza non è una bella figura per chi avrebbe rinunciato a milioni e milioni di franchi e poi sforbicia a piacimento nella socialità. “Bisogna ricordare che la maggioranza di Governo e Parlamento da anni predica il risanamento dei conti dello Stato e lo fa con proposte che finiscono per diminuire i servizi alla popolazione e con tagli alla socialità, come abbiamo infatti ancora visto recentemente. E se avessimo accettato l’amnistia e rinunciato ad incassare il giusto, chi secondo voi alla fine sarebbe stato chiaramente alla cassa? E visto che per  la maggioranza del Governo e del Parlamento è così importante il risanamento dei conti e ci chiamano continuamente alla responsabilità, bisognerebbe anche domandarsi come mai erano pronti a rinunciare ad incassare ben 135 milioni.”

Insomma, per contribuire a risanare il cantone non è obbligatorio tagliare nel sociale e mettere in difficoltà le famiglie, anzi. “con  il nostro ricorso abbiamo bloccato l’amnistia cantonale e abbiamo contribuito ampiamente al risanamento delle finanze cantonali” – ci dice infatti Kandemir Bordoli – “permettendo, solo a livello cantonale, di incassare 193 milioni di imposte e questo senza chiedere sacrifici impossibili e insostenibili.

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