Come svilire la memoria

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L’evento tenutosi venerdì sera al LAC per celebrare il giorno della memoria merita un paio di riflessioni. Non tanto per evidenziare le debolezze della proposta culturale (decisamente modesta l’esibizione della German Radio Symphony Orchestra e pasticciata la scelta dei brani offerti in lettura: non si può mischiare la potenza comunicativa di un testo letterario altissimo con la funzione documentaristica di un diario privato), quanto piuttosto per denunciare la banalizzazione del momento ad opera della politica.

Il solo fatto di ascoltare sul palco, intenti a parlare di tolleranza, di apertura, di rispetto dei diritti umani, Marco Borradori e Norman Gobbi, due esponenti di un movimento che di questi principi fa strame ogni giorno, ha creato un effetto di straniamento assoluto. L’impressione di vivere letteralmente in una post realtà.

Ma ancora più straniante è stato ascoltare i contenuti dei due testi che i due oratori hanno letto in un impacciato girar di pagine. L’Olocausto come fatto storico, avvenuto, accertato nella sua disumana tragedia, ma consegnato alla storia, a quei tempi. Mai più. Oggi e domani mai più. Come se invece quegli orrori non si fossero già ripetuti e non si stessero di nuovo preparando, in un crescendo di astio, di odio, per il diverso, l’altro, quello in difficoltà. Anzi, semmai ci è toccato sentire le parole del ministro ticinese della giustizia ammonire che guai però a usare facilmente parole come fascismo oggi, a strumentalizzare certi episodi. Come se le svastiche e i simboli nazisti che popolano i social, o i fotomontaggi che inneggiano a lui, ministro, sugli organi di (dis)informazione del suo partito non fossero proprio quello. 

Ricordare in questo modo l’olocausto ha lo stesso valore di ricordare lo sterminio di Leonida e dei suoi trecento spartani. Appena appena un segno, neppure un simbolo. 

Per fortuna nel corso della serata ha preso pure la parola il direttore della scuola media di Barbengo, insignita del premio Spitzer. Onorare la memoria, ha in sostanza detto, significa riportare quelle ingiustizie alla realtà dei nostri giorni. E riconoscerle nelle sofferenze e negli orrori che subiscono migliaia di bambini, donne e uomini. Usandole come specchio per i nostri comportamenti.

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