Cosa c’entra Mattia Sacchi col giornalismo?

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Ci eravamo già occupati di Mattia Sacchi, il garzone di bottega e portaborracce di via Monte Boglia, e lo avevamo fatto perché aveva rimediato una figuraccia nell’analizzare (o fingere di) un documento del World Economic Forum.

Il fatto è che il ragazzo non ha fatto tesoro della lezione piovutagli addosso da deontologia professionale e buonsenso, anzi, persevera. Ieri mattina, infatti, in un suo post su Facebook sulla vicenda del torinese assunto dal Centro di dialettologia, ha scritto che Manuele Bertoli è isterico, supponente, non in grado di dare risposte e inadempiente nel suo ruolo di rappresentante dello Stato. Un post, tra l’altro, iniziato con “Chi segue il mio profilo sa che molto difficilmente lo uso per parlare di politica”. Ci sarà un motivo.

Ma vabeh, opinioni si dirà. Sì, ma fino a un certo punto. Sacchi non è solo il tirapiedi del Mattino, ma è anche un giornalista (sì, va bene, potete ridere) di Teleticino. Ebbene, Teleticino è un’emittente che beneficia del canone: possono spiegarci, per piacere, come si concilia il ruolo di giornalista di Sacchi presso di loro con un simile tono verso un rappresentante dello Stato? Come è possibile che a Teleticino facciano lavorare un giornalista (sì, potete ancora ridere) che usa metodi menzogneri facendo credere che a un dipendente manchino qualifiche sventolando come prova un curriculum non aggiornato? Prendersi i soldi del canone per poi avere questa politica redazionale e aziendale è normale?

PS: Ultima cosa. La polemicona è nata perché il neoassunto dal Centro di dialettologia è torinese. Perché Mattia Sacchi, italiano nato e cresciuto in Italia, è stato assunto da Teleticino (e dal Mattino) al posto di un giornalista ticinese?

 

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