I diritti umani contano ancora qualcosa?

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Il leader cinese Xi Qinping è sbarcato in Svizzera e una commossa Doris Leuthard l’ha ricevuto con tutti gli onori. Meritati?

I virgolettati riportati dai giornali oggi in edicola riportano intense discussioni, in attesa dell’inizio dei lavori del Forum internazionale di Davos, sulla cooperazione tra Svizzera e Cina. Xi “auspica in particolare che l’accordo di libero scambio firmato da Svizzera e Cina nel 2013 venga completato”, ci dice il CdT. Leuthard, dal canto suo, felicissima per gli ormai “20 dialoghi bilaterali” è orgogliosa del fatto che il modello di partnership tra Svizzera e Cina sia un modello per gli altri rapporti del gigante asiatico con altri Paesi europei. Tutto bellissimo. Ma quella bazzecola chiamata “diritti umani” è un pallino dei soliti rompiscatole o, forse, dovrebbe essere al centro di queste conversazioni come e quanto le questioni economiche?

La manifestazione (non autorizzata, chissà perché) dell’Associazione gioventù tibetana svoltasi ieri a Berna è finita con 26 fermi. E che hanno mai fatto ‘sti 26 con tutta la comitiva? Hanno sganciato molotov e tirato fuori i moschetti? No: hanno semplicemente rivendicato l’indipendenza del Tibet e invitato caldamente la Svizzera a non stringere accordi con degli assassini. Ovvero la Cina. D’impatto, certo, ma con più di qualche statistica a conforto – e cose che sono conosciute da tutto il mondo, s’intende. Sempre il CdT, infatti, ci ricorda quanto affermato dalla Comunità tibetana in esilio: dal 1992, ben 2’000 tibetani sono finiti in galera per motivi politici – insomma, hanno osato parlare. E come se non bastasse, dal 2009 a oggi si sono conteggiati 145 casi in cui dei tibetani si sono dati fuoco come atto estremo di protesta. E proprio oggi, anniversario del martirio di Jan Palach in piazza San Venceslao a Praga, son numeri che dovrebbero fare effetto. Dovrebbero.

Perché il discorso è sempre questo. Fare o non fare affari con chi fa strame dei diritti umani? L’essere ormai in un mondo e in una sfera economica che sembrerebbero non aver tempo per quisquilie come diritti, minoranze, libertà d’opinione e pena di morte autorizza i governi occidentali – compreso quello svizzero – a stringere accordi impegnativi con la Cina? E anche chi fa opinione, come ad esempio la NZZ, nei giorni scorsi è stato troppo occupato a pensare ai vestiti della moglie di Xi per pensare ai tibetani che si danno fuoco. Se non dei governi ormai sempre più inadeguati, almeno nei dibattiti d’opinione torni il prima possibile questo tema: i diritti umani contano ancora qualcosa?

Cliccando qui, potete leggere e firmare la petizione Talk to China diretta al Parlamento, al Consiglio federale e alla presidenza del World Economic Forum.

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