Il bandito Cedric

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Cedric Herou è un passatore. Un senzalegge come Lisa Bosia. Un bandito. Uno di quelli che secondo alcuni dovrebbe essere crocifisso, perché la legge è la legge, anche se iniqua. Cedric è pure un contadino. Non un buonista col culo al caldo. Cedric coltiva la terra, vede i germogli crescere vicino a Ventimiglia, al confine tra Liguria e Provenza, sulle Alpi provenzali, quelle belle montagne che si amalgamano tra loro nelle macchie di timo e ginepro e proseguono a Nord-Est rendendo fratelli i dialetti alpini.

Cedric è un passatore e vive a Breil sur Roya, un antico borgo di confine, accartocciato tra i lecci e il fiume Roya, appunto, che lo avvolge con un abbraccio turchese. Sopra il villaggio, i contrafforti rocciosi, che ricordano tanto le nostre valli. Breil sur Roya è prossimo al confine con l’Italia, ci puoi arrivare partendo da Ventimiglia e seguendo la strada che porta a Collabassa e Fanghetto, in quella zona grigia dove l’italiano e il francese si fondono come acque calde e fredde nelle correnti marine.

Cedric vede i migranti, vede il blocco di Ventimiglia, vede i disperati e le famiglie che vogliono solo passare. Cedric ne ospita a centinaia, tanti anche bambini, e sfida lo Stato. Cedric rompe il blocco di Ventimiglia aiutando i clandestini a proseguire nel loro viaggio di speranza. Cedric segue la sua coscienza, come segue le piantine nei campi. Con amore e dedizione, perché non può farne a meno. Oggi il passatore di Breil sur Roya è a processo. Lo Stato francese non è più pietoso di quello italiano o di quello svizzero. È accusato di favoreggiamento e rischia fino a 5 anni di carcere.

Cedric a processo ha detto che: “è ora di alzarsi in piedi”, e che lui continuerà a d aiutare i disperati, perché è quello, in barba alle leggi degli uomini, che chiede la sua legge: aiutare i propri simili in difficoltà, tendere una mano, legare un germoglio al tutore quando il vento lo piega, sarchiare i filari per dare aria alle radici, bagnare le piante quando l’arsura estiva morde le foglie. È un contadino Cedric, e oggi coltiva umanità. Una pianta ardua, scostante, una pianta che può dare frutti meravigliosi o avvizzire e annerirsi al suolo.

Cedric è un uomo esile, col collo sottile e gli occhialini. Sono le braccia che parlano per lui. Braccia grosse e abbronzate, quasi sproporzionate. Braccia da lavoratore, con le vene grosse e i segni del sole. Belle braccia da contadino, coi polpastrelli ruvidi e i calli. Cedric ha i capelli sparati, dei ricci che sventolano incuranti all’aria e la calvizie incipiente, due occhi marroni e acquosi che sanno di serenità. Cedric ha la barba folta di chi non ha tempo di radersi, ma trova tempo per i fratelli della migrazione.

Cedric ora forse è a casa tra gli ulivi, le galline e qualche eritreo. Continua i suoi lavori, sorride, tende una mano. Cedric sarà un fuorilegge, ma penso sia felice, perché ha nell’anima qualcosa di raro, qualcosa che vale 10 orgasmi e 100 cadreghe. Cedric ha un cuore. Sa di averlo e questo lo rende felice.

Aujourd’hui, je suis Cedric.

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