Il ca**o che ce ne frega

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Ogni mattina, quando anche io, come milioni di persone, mentre faccio la pipì guardo le ultime notizie sui siti di informazione ed apro Facebook, mi chiedo quanto durerà.

Non tanto il giornalismo in sé, che tanto ce lo ha dimostrato che sa rinnovarsi ed essere interessante a suon di gossip e di cronaca nera (perché poi, ai politici, le domande “da giornalisti” non le fa più nessuno, quindi la politica riferita oggi è interessante come una pizza fredda)… no, più che altro mi chiedo come potrò ancora avere quel bel rapporto “eccitante” che avevo col social i primi tempi.

Detta così sembra la recriminazione di una fidanzata trascurata… “non mi coccoli più come una volta”… ”non mi ami più come una volta!”… ”non si tromba più come UNA VOLTA!”

Ecco. Una volta il social mi piaceva perché trovavo spunti interessanti, brevi provocazioni, una bella canzone che non avevo mai ascoltato condivisa… oggi il club è composto da:

  • I lamentosi: quelli che “caldo, ti odio!” a luglio e “freddo, vattene!” a gennaio. Quelli che postano “giornata da dimenticare” o il semplice status “triste” solo per farsi chiedere “che c’è”? e rispondere “niente, va’…” Il senso ultimo di questa mossa mi sfugge assai.
  • Gli entusiastoni: quelli che “adoro il mio lavoro”… anzi no, di solito la piazzano in inglese “Love my job”. Guarda, siamo tanto contenti che ami il tuo lavoro. Cmq a me piace tanto anche stare a casa. Quelli che postano quanto amano il loro lavoro, li senti poi nei corridoi che si lagnano come le pie donne che seguivano il Cristo sul Golgota.
  • I politico-polemici. Di solito si tratta di persone che non hanno una straordinaria preparazione politologica, tuttavia si sono fatti una loro opinione e ad ogni angolo te la rifilano col pretesto di dar contro qualcuno. Peccato che poi perdano l’orientamento (non solo quello politico) e non si capisca né da che parte stiano (fosse importante) ma neppure cosa vogliano, in fondo (questi poi ricadranno nella prima sezione, i lamentosi).
  • Gli hashtaggatori folli. Abbiamo capito a cosa serve l’hashtag. O almeno, lo hanno compreso in molti. Che l’hashtag serve a creare come dei “gruppi” in cui, alle parole chiave dell’hashtag stesso, si possa aprire un mondo fatto solo di quella roba lì. Ma se tu mi metti il cancelletto davanti a tua sorella, il macellaio e frasi intere lunghissime tutteattaccate che a stento si riescono a leggere…allora sono io che non ti capisco più. Metter cancelletti in quantità è più diventato un vezzo. Mettono uno status con 22 hastag e fanno 4 “mi piace”. Voilà.
  • I viaggiatori. Ci fa tanto piacere che ogni fine settimana partiate per qualche meta, che le vacanze le facciate solo in luoghi esoticissimi che noi poveri mortali non potremmo permetterci nemmeno in otto vite, siamo felici per voi se siete a cena nei ristoranti dei fighi tutte le sere. Ma volete mettere IL CANTO CHE CE NE FREGA? Andatevene in giro ma non ci provocate, ciccioni!
  • I bloggers. Sì, perché i bloggers hanno il blog ma ne parlano sul social, così incrementano il traffico di visualizzazioni sul blog. Se non ci avete capito una mazza, tranquilli. Nemmeno io mentre lo scrivevo. Comunque mi hanno detto che ci sono –nel mondo – dei bloggers che sono vere e proprie superstar. Quelli che conosco io no. Sono quelli (o quelle) che aggiornano il loro blog con racconti destinati a cambiarti la vita “anche stamattina mi sono alzata, e sorseggiando il mio caffè guardavo fuori dalla finestra e pensavo: che fortuna abbiamo, a vivere qui!”, credendo di aver detto verità universali mai rivelate sino ad ora. Giuro che i temi delle medie dei miei compagni erano più interessanti. Lo capite, cari bloggers, che avere un blog è roba per chi ha qualcosa da dire? O, almeno, anche per chi ha niente da dire ma lo fa con una classe di livello superiore? Del vostro caffè e della vostra finestra sapete il CARRO CHE CE NE FREGA???
  • Una sezione particolare, tra i bloggers, la vorrei dedicare a quelli che hanno un blog sulla cucina o sulla gastronomia. Ben vengano quelli e quelle che si fano i cacchietti loro, confrontandosi solo con persone che hanno il loro interesse e pubblicando sui social, ogni tanto, ricette e fotografie, ma non ci strapazzate la uallera ogni giorno con le foto dei vostri dolcetti sbilenchi sotto lo status “prova numero 8 andata male, adesso ritento!” perché ci vien già male al pensiero delle foto della prova numero 9. Accanto ai cuochi compulsivi, ci sono i bloggers che parlano non di cucina ma di chef, di ristoranti, di locali à la page… peccato che per tre quarti di loro tutto si riassuma nella pubblicazione di foto di cibo di lusso, seguita da un milione di hashtag, giusto per farci vedere quanto sono fighi a frequentare il jet-set della gastronomia. Spero che abbiano il colesterolo su Marte. E cmq le stesse foto, solo fatte meglio, si trovano su una decina di siti specializzati, compreso il sito del ristorantone in questione. Mi chiedo: ma quando postate decine di foto al giorno di piatti sublimi, banalizzandoli e rendendoli quasi rivoltanti, vi rendete conto del CASPIO CHE CE NE FREGA?????
  • Gli insicuri. E ce ne sono tanti. Quelli sulla cui bacheca trovate una collezione di vignette, citazioni, fotografie con citazioni, citazioni con vignette… etc etc… prese altrove e che si trovano oramai dappertutto. Questi soggetti, al contrario dei bloggers che guardano dalla finestra e ci rifilano grandi verità, non credono in loro stessi, oppure sanno di non poter dire nulla che cambierà la giornata di chi li legge, quindi postano ossessivamente roba d’altri. Spesso robina, diciamo. A loro tanta tenerezza.
  • Le gnocche finto-modeste (vale anche per gli uomini). Quelle/i che ogni giorno non fanno mancare un selfie in cui sono belli come il sole, magari anche con l’aiuto di qualche “piallatina” artificiale, e ai commenti allupati sotto si schermiscono con dei “maddai”… ”no, bella tu!” che hanno un sottotesto preciso: so che sono figo, continuate a farmi i complimenti, piccola corte dei miracoli! Lo sapete IL CARSO CHE CE NE FREGA se voi siete delle tope col Photoshop, vero?
  • I peggiori. Quelli che rappresentano la summa degli entusiastoni, dei viaggiatori, delle gnocche o degli gnoccoloni. Li definirei quelli del “ho una vita migliore della tua”. Quelli che si lasciano prendere la mano da ‘sta cosa delle dirette e ti propinano la diretta dalla Tasmania (già, perché loro ci vanno) o dal locale più “in” di Milano, quelli che non solo “Love my job” ma anche “guarda quante cose riesco a fare nella mia giornata, inizio ad allenarmi alle 4 del mattino e termino con un bel concerto alle dieci di sera”. Mi sembra chiaro che si droghino, a voi no? Io senza non ce la farei mai. Immancabilmente, però, a noi che alle 21 siamo in pigiama, che la mattina alle 9 siamo ancora degli zombie e lo sport ci ripugna profondamente, vuoi mettere il CARLO CHE CE NE FREGA?

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