Il pagliaccio che rischiò di entrare all’Eliseo (non è Marine Le Pen)

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Ben prima di quel fenomeno da circo che è Beppe Grillo, un Paese europeo ha corso il rischio di vedersi governato da un attore comico. Questa è la storia di un favoloso italofrancese, di un meraviglioso cazzaro di professione, della campagna elettorale francese del 1981 e di come signora mia, quanto ci si divertiva una volta quando anche i cazzari erano gente tosta.

Era la Francia cristiano-sociale di Giscard d’Estaing, figlia dell’era De Gaulle e dell’interregno di Pompidou. Era la Francia gollista, Nazione con la maiuscola e poco avvezza alla dissacrazione. Era la campagna per le presidenziali 1981, dicevamo, con Mitterrand lanciato verso una probabile vittoria: mica scherzi, un socialista all’Eliseo, e quando mai. C’era tutto questo bel quadretto quando il 30 ottobre 1980 il comico Coluche – irriverente, graffiante, pluricensurato e spina nel fianco di molti – annunciò la sua candidatura alle presidenziali. Dopo trent’anni di fallimenti di destra e sinistra, “oggi io propongo di votare per un imbecille. Per me”. Questo fu l’esordio davanti alle telecamere del candidato Coluche, preludio del tornado pronto ad abbattersi sulla politica francese.

Il nobile, austero Giscard d’Estaing – già alle prese con un Jacques Chirac pronto a togliergli caterve di voti – alzò il naso e all’inizio non considerò tanto un Coluche che, nel mentre, imperversava in televisione e sui giornali iniziando a raccogliere consenso. Più tendente all’incazzoso era Mitterrand: chi era quel pagliaccio che stava provando a sbarrargli la strada verso rue du Faubourg-Saint-Honoré, chi era quel cazzaro che stava iniziando ad attingere dal bacino socialista? Fu così che si creò una sottospecie di Union Sacrée – o task force, meglio – per impedire a Coluche di avanzare. Giscard d’Estaing mobilitò il proprio ministro degli interni per stanare qualche dossier sul suo passato, Mitterrand mandò i suoi compagni a cercare di convincerlo in ogni modo a confluire nel PS. Coluche se ne sbattè allegramente e fu così che una domenica come un’altra Le Journal du Dimanche sganciò la bomba: il 16% dei francesi era pronto a votare Coluche al primo turno. Fine della fiera.

Su Coluche si abbatté una serie di pressioni, minacce neanche tanto velate, il clima divenne totalmente irrespirabile e nel mese di aprile, a pochissimi giorni dal voto, si ritirò dalla competizione. Per la cronaca, il primo turno si concluse così: Giscard d’Estaing 28,3%, Mitterrand 25,9%, Chirac 18%, il comunista Marchais 15,4%.

Oggi la comicità al vetriolo di Coluche è un reperto archeologico, ma l’ondata antisistema da lui incarnata è ancora bella alta. Le sue invettive contro i socialisti e la destra, il suo populismo ante litteram, il suo prendere allegramente in giro uno Stato intero in questi ultimi anni sono diventati moneta comune. Ma se oggi la République sembra avere, al netto di tutto, un vaccino bello forte contro Marine Le Pen (data addirittura terza da un recente sondaggio che la vedrebbe scalzata da Macron, nel caso il PS scelga quel buontempone di Montebourg), siamo così sicuri che l’avrebbe avuto anche contro Coluche e la sua salopette?

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