Je ne suis pas aujourd’hui?

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C’è stato un attacco terroristico in Canada. Lo hanno definito proprio così: attacco terroristico. E non l’ho definito io così, no no… lo ha detto il Premier canadese Justin Trudeau. Lunedì è stato aperto il fuoco contro un gruppo di persone: sei sono state uccise, otto sono rimaste ferite, alcune in modo molto grave. 39 persone invece sono riuscite a mettersi in salvo.

Mi aspettavo un coro di indignazione, di compassione, di solidarietà, anche di strumentalizzazione da chi usa da sempre questo tipo di avvenimenti per smuovere le paure più profonde e rafforzare la posizione anti straniero. Invece silenzio. Due domande me le sono poste, ma visto che non possiedo la sfera di cristallo, posso fare solo delle supposizioni. Supponiamo che l’attacco sia stato fatto in una moschea. Supponiamo pure che le vittime, i feriti e i superstiti fossero tutti musulmani. I morti oltretutto sono tutti africani. Supponiamo anche che questa volta l’autore di questa strage (perché è una strage, credetemi) non sia islamico, terrorista, legato con la Jihad. Supponiamo che l’assassino di questo attacco sia un ragazzo franco-canadese di 27 anni. Supponiamo che dal nome non si possa risalire nemmeno per sbaglio a qualche parente musulmano. Supponiamo pure che questo uomo, anzi questo pattume, sia seguace di Trump e di Marine Le Pen, da sempre noti per le loro idee aperte e tolleranti verso gli stranieri (leggete questa frase con ironia, please). Se metto insieme i fili di tutte queste supposizioni, potrei arrivare a delle conclusioni troppo scontate. Potrei pensare che non si può usare “je suis” se l’obiettivo non era colpire i veri abitanti del Canada.

Potrei pure pensare che, sotto sotto, (ma sto tirando a indovinare sia chiaro), qualcuno creda che in fondo “quelli” se la sono pure andata a cercare”. Potrei pensare che ci sono attentati di serie A e di serie B, come pure i morti. Potrei supporre che qualcuno riuscirà pure a giustificare l’assassino, ma prima deve trovare le parole giuste. Intanto in Canada si piangono delle vite, finite sotto i colpi di un pazzo, mentre stavano pregando. Famiglie spezzate. Sangue versato.

Ma sembra che per questa volta vada quasi bene così.

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